PM10: ma quale battaglia del Sindaco Brandoni. Solo demagogia e propaganda

Pubblicato il 26 Luglio 2011 
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Che il Sindaco Brandoni abbia ingaggiato una battaglia per abbassare le polveri sottili sul territorio falconarese è pura propaganda!

E’ bene ricordare che ad inizio 2010, in piena emergenza PM10, non ha fatto nulla facendosi scudo del ritardo e dell’inerzia degli Enti superiori nonostante la Legge detti precisi obblighi di intervento ai Sindaci i quali devono tutelare la salute pubblica.

Ed infatti, nel 2010, per mesi e nella fase più critica della concentrazione di PM10 il Sindaco scelse l’inerzia!

Questo comportamento risultò enigmatico alla luce del solenne intento espresso in Consiglio Comunale (che riportiamo qui sotto) nel pieno dell’emergenza PM10, a gennaio del 2010.

Dichiarazione Sindaco al CC del 28 genn 2010

Come volevasi dimostrare il Sindaco di Falconara non prese alcun provvedimento immediato per il traffico, forse pensando che sarebbe stato un impopolare provvedimento per il suo partito di riferimento a ridosso delle elezioni regionali del marzo 2010.

Anche allora – nel 2010 – individuò nei riscaldamenti invernali il demone da combattere ed inviò una lettera di invito ai condomini affinché manutenessero correttamente gli impianti di riscaldamento in uso a civili abitazioni.

Oggi il Sindaco torna alla carica sui riscaldamenti brandendo il discutibile Accordo Regione – ANCI, ma c’è della demagogia nel provvedimento annunciato, perché delle due l’una:

A parere di Cittadini in Comune da parte del Comune di Falconara M.ma c’è una cattiva interpretazione dell’Accordo il quale recita che il “divieto di utilizzo di combustibile btz dal 15/11/2011” si imporrà “nell’eventualità sia necessario intraprendere misure contingibili ed urgenti per il miglioramento della qualità dell’aria anche nell’inverno 2011/2012”.

Come fa il Comune di Falconara M.ma a stabilire oggi che qualità dell’aria ci sarà a Novembre?

Inoltre c’è un altro aspetto che svela la demagogia del proposito del Sindaco di Falconara M.ma.

L’Amministrazione disinforma artatamente tirando in ballo i dati rilevati nella centralina della qualità dell’aria situata nel quartiere di Villanova. Infatti quella centralina di rilevamento – come anche quelle nei quartieri  Fiumesino e Falconara Alta – è di tipo industriale, cioè si trova in zona di ricaduta degli inquinanti atmosferici emessi dalla Raffineria di petrolio API, sulle direttrici dei venti favorevoli … Vedere a tale proposito il sito della Provincia

Allora che cosa c’è dietro questa accozzaglia di disinformazione e demagogia?

Cittadini in Comune sospetta che tra tutti i responsabili delle PM10 –  traffico veicolare, impianti API, traffico aereo, riscaldamenti – il Sindaco Brandoni tenti di trovare il capro espiatorio nel riscaldamento … guarda caso proprio quello a carico del soggetto più debole, il singolo cittadino!

Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma (gruppo di lavoro energia/ambiente/salute)

Rigassificatori: le ragioni del NO a Radio Radicale

Pubblicato il 24 Luglio 2011 
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La settimana scorsa Radio Radicale ha ospitato Loris Calcina.L’intervista che ne è scaturita ha permesso di portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale i tanti temi connessi all’autorizzazione dell’impianto di rigassificazione API di Ancona-Falconara, compreso il comportamento dell’attuale Amministrazione Comunale di Falconara Marittima.

Un’intervista che tocca le tante problematiche dei rigassificatori in Italia …

I costi pagati dai cittadini con le loro bollette, quanto metano servirebbe, come usarlo, ecc. Riportiamo i link a cui è possibile ascoltare l’intervista:

http://soundcloud.com/cicovo/intervista-a-loris-c-a-r

realizzata da Andrea Billau per
radio radicale
http://www.radioradicale.it/scheda/331998/intervista-a-loris-calcina-su-battaglia-contro-la-costruzione-di-un-rigassificatore-a-falconara
con licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy
Staff Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma

I collettori fognari di via Fiumesino non sono collegati al depuratore. Interpellanza della Lista Cittadini in Comune

Pubblicato il 19 Luglio 2011 
Articolo su Comunicati Lista Cittadini, Infrastrutture e Territorio, Quartieri | 2 Commenti

il depuratore a ridosso di Fiumesino via Fiumesino e il depuratore

La Lista Civile Cittadini in Comune ha presentato una interpellanza riguardo al mancato collegamento dei collettori fognari di via Fiumesino con il depuratore consortile che sorge a ridosso del quartiere stesso.
Da colloqui intercorsi con i residenti, risulterebbe che da sempre gli scarichi della via del quartiere andrebbero a finire direttamente in mare o sulla zona finale del fiume Esino.
L’Amministrazione Comunale di Falconara M.ma ne è a conoscenza?
Quali provvedimenti intende adottare?
Ricordiamo che il Comune di Falconara è socio di Multiservizi SpA che gestisce il depuratore.
I residenti ricordano che questa situazione era già stata segnalata anni fa, ma non c’è stato alcun intervento a riguardo e sono preoccupati per l’impatto sull’ambiente a causa della mancata depurazione.
Nell’attesa della risoluzione della problematica i residenti, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 335 del 10 ottobre 2008,per prima cosa possono chiedere il rimborso del canone di depurazione di cui non hanno mai usufruito ma che hanno pagato dal 2003.
Gruppo Consiliare Cittadini in Comune – Falconara M.ma

Rigassificatore API: all’interno della volontà inamovibile di realizzazione della Regione Marche c’era margine per fare qualcosa almeno di meno rischioso e che aprisse ad un futuro rinnovabile. Ma è stato impedito da Spacca, il monarca.

Pubblicato il 18 Luglio 2011 
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politica e foraggiatori La decisione di autorizzare il rigassificatore di API Nòva Energia è stata una decisione da “monarchia costituzionale”, voluta ad ogni costo dal Presidente Spacca, diretta dalle segreterie di partito e ratificata da una maggioranza trasversale del Consiglio Regionale priva di autonomia di giudizio e che ha mostrato conoscenze molto approssimative della problematica.
Quello che si è consumato in Regione ha posto un serio problema di come funziona la democrazia il quale, conseguentemente, ha condizionato il se, il come e il dove realizzare il rigassificatore.

Avere trascinato il progetto del rigassificatore come fatto esclusivo tra i tecnici di API Nòva Energia e i tecnici della Regione Marche, l’aver chiuso ogni possibilità di reale partecipazione del territorio – i 16 Sindaci e la Provincia, le categorie del turismo e della pesca, i cittadini – ha trascinato indietro di decenni la democrazia.

Questa regressione non ha permesso l’elaborazione di una ulteriore proposta, dopo la bocciatura di quella innovativa di Sunesis Ambiente che il movimento NO rigassificatori aveva proposto alle rappresentanze sindacali.

Ferma restando la nostra contrarietà al rigassificatore per la logica commerciale/speculativa nonché per i rischi tecnologici e ambientali, all’interno della volontà inamovibile di realizzazione della Regione Marche c’era margine per proporre e fare qualcosa almeno di meno rischioso e che aprisse ad un futuro rinnovabile, un qualcosa che fa parte dei doveri verso i cittadini di una Amministrazione pubblica:

  1. portare il rigassificatore ad oltre 50 km dalla costa, avvicinandosi un po’ ai parametri di sicurezza adottati negli Stati Uniti;
  2. far lavorare l’impianto di rigassificazione solo a ciclo chiuso, cioè senza utilizzo dell’acqua di mare e, dunque, ovviando al problema della sua sterilizzazione. Rigassificare a ciclo chiuso producendo il calore necessario con bruciatori a basse emissioni individuati dalle normative sulle Migliori Tecniche Disponibili dell’U.E.;
  3. rinunciare a costruire le megacentrali termoelettriche nelle Marche (API Falconara ed Edison Corinaldo) ma usare quel metano per alimentare piccole centrali a cogenerazione laddove servissero (distretti industriali deficitari) in base ad una valutazione condivisa tra Territori – Regione Marche – Aziende dei distretti. Piccole centrali costruite e gestite dalle Imprese del posto insieme ad API Energia, con fornitura del metano a costi concorrenziali rispetto agli attuali.
  4. Attuare il Piano Energetico Ambientale Regionale in stretta sinergia con le Aziende marchigiane che operano nei settori energetici in modo da passare – entro il 2020 – dalla attuale quota del 7,1% al 30,4% di fonti rinnovabili sia per produzione elettrica sia per la produzione termica (calore – freddo)! Soltanto per l’elettricità significherebbero 2.600 GWh da Fonti Energetiche Rinnovabili, cioè il 76% dell’elettricità che l’API vorrebbe produrre con la centrale termoelettrica da 520MWe.

L’obbiettivo del 30,4% da fonti rinnovabili – il cosiddetto burden sharing sanzionabile dalla UE qualora non fosse raggiunto – è quella ripartizione obbligatoria regionale dettata dalla UE e che il Governo centrale ritarda da oltre 2 anni bloccando, di fatto, la creazione di  migliaia di posti di lavoro in Italia.

Ritardo che sta penalizzando anche la crescita economica e l’occupazione nelle Marche trascinandoci verso sanzioni che pagheremo come cittadini!

Ritardo che il Presidente Spacca avrebbe dovuto contestare al Ministero dello Sviluppo Economico dato che la Regione Marche – con il PEAR – già possiede lo strumento per recepire il burden sharing!

Ma il Presidente Spacca invece di trovare la migliore mediazione per le Marche intere e per creare occupazione, non ha trovato di meglio che chiedere al Ministero “quanti rigassificatori sarebbero necessari in Adriatico”, accettando così la soluzione conveniente solo per i Brachetti Peretti!

Soluzione appiattita sulle miserevoli considerazioni energetiche di un Governo centrale palesemente ostile nei confronti delle fonti energetiche rinnovabili (FER), tanto da aver tentato il ritorno al nucleare!

Loris Calcina (gruppo di lavoro energia ambiente della Lista Cittadini in Comune – Falconara M.ma)

Rigassificatore API: ecco i partiti degli affari!

Pubblicato il 10 Luglio 2011 
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Rigassificatore API: la Regione Marche è irresponsabile a stipulare un nuovo Accordo per un altro impianto a rischio di incidente rilevante quando dopo 8 anni non ha ancora stipulato quello con lo Stato che interessa la sicurezza di lavoratori e cittadini per gli impianti esistenti

Pubblicato il 5 Luglio 2011 
Articolo su Comunicati Lista Cittadini, Energia e Ambiente | 1 Commento

La Regione Marche si sta apprestando a ratificare la costruzione di un altro impianto a rischio di incidente rilevante (terminal offshore di rigassificazione di GNL) chiesto dal gruppo petrolifero API (API Nòva Energia) a 13 km da Ancona e 16 km da Falconara M.ma.

Fino ad oggi qual è stata la capacità della Regione Marche di controllare ed eventualmente sanzionare la raffineria di petrolio API, industria a rischio di incidente rilevante?

Per dare una risposta a questa domanda non ci si può affidare ai “sentito dire”, si deve essere certi delle circostanze. Pertanto, per rispondere alla domanda ci baseremo su pura documentazione che alleghiamo a margine di questa nota.

Sulle prime due circostanze di cui diamo conto, le informazioni provengono direttamente dalla Società petrolifera API, e cioè dal Prospetto Informativo relativo all’Offerta Pubblica di vendita e sottoscrizione e all’ammissione alle negoziazioni sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito dalla Borsa Italiana S.p.A. delle azioni ordinarie di “api” – anonima petroli italiana S.p.A. reperibile anche su internet alla pagina

http://files.meetup.com/206933/API%20%20S.p.A.%20%20-%20%20IL%20%20PROSPETTO%20INFORMATIVO.pdf

( 1 )

A pag. 190 del succitato Prospetto Informativo, si legge che il 21 Settembre 2005 API raffineria riconosce di aver omesso di comunicare (art. 7 del DM 401/99) la rottura di un oleodotto e il versamento di prodotto idrocarburico. Solo successivamente API ha comunicato agli Enti di Controllo le modalità del suo intervento … Ipoteticamente, nel lasso di tempo (giorni) intercorso tra l’incidente e la comunicazione, la Società avrebbe potuto aggiustare il tutto per sminuire l’accaduto.

Comunque, non ci risulta, come scrive API, che siano scattati provvedimenti …

Pertanto le domande che ci si pongono con urgenza sono:

A)    gli Enti di Controllo hanno relazionato al fine della applicazione dei provvedimenti (amministrativi o penali) per la violazione dell’art. 7 del DM 401/99?

 

B)    Se gli Enti di Controllo hanno relazionato come mai la Regione Marche non ha applicato i provvedimenti previsti per Legge e quanto previsto nel Decreto di Concessione 2003?  

Nel link lo stralcio del documento tratto dal sopraccitato Prospetto Informativo fuoriuscita petrolio oleodotto 2005

( 2 )

A pag 188 del succitato Prospetto Informativo è scritto che “nel febbraio 2006, api raffineria ha rilevato alcuni superamenti dei limiti emissivi prescritti per valore di concentrazione di CO2 (ndr: in realtà, per un refuso, dovrebbe essere SO2) A seguito dell’evento, non è stata ricevuta alcuna notifica né alcuna prescrizione da parte delle Autorità. L’Emittente, comunque, ha prontamente fornito all’ARPA e agli Enti locali una dettagliata relazione di quanto accaduto. Secondo la previsione dell’articolo 10 del D.P.R. 203/88 il superamento dei livelli di emissione potrebbe comportare la combinatoria di sanzioni in dipendenza della gravità delle infrazioni accertate (…)”

Come documentiamo in questi link i livelli di SO2 furono allarmanti il 1/2/2006 e il Comune di Falconara segnalò l’accaduto anche sulla stampa il 6/2/2006. livelli SO2 del 1.2.2006 validati da centraline provincia

dal Corriere Adriatico

Non ci risulta, come scrive API, che siano scattati provvedimenti … Vorremmo essere smentiti!

Anche in questo caso le domande che si pongono con urgenza sono:

A)    L’ARPA Marche ha relazionato al fine della applicazione delle sanzioni previste dal  D.P.R. 203/88?

 

B)    Se l’ARPA Marche ha relazionato come mai risulterebbe che la Regione Marche non ha applicato i provvedimenti previsti per Legge e quanto previsto nel Decreto di Concessione 2003 né quanto previsto dal D.P.R. 203/88?  

Nel link lo stralcio del documento tratto dal sopraccitato Prospetto Informativo superamento SO2 febbraio 2006

( 3 )

C’è un procedimento penale ancora aperto in cui i cittadini di Falconara Marittima – con i loro Comitati – sono parte lesa. Esso riguarda l’esistenza o meno dell’alimentazione del sistema di sicurezza elettrico cosiddetto “in isola” dichiarato da API raffineria nel suo Rapporto di Sicurezza  2000, sistema che permetterebbe l’autosufficienza elettrica della raffineria in caso di blackout della rete nazionale.

Al di là dell’aspetto eventualmente penale è interessante rilevare le conclusioni (febbraio 2009) del Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dalla Procura della Repubblica di Ancona:

“L’esame dei documenti agli atti del fascicolo porta alla conclusione che API raffineria S.p.A. ha sostenuto nel Rapporto di Sicurezza ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 334/1999, redatto nell’anno 2000, l’esistenza del sistema in isola ma, di fatto, esistente soltanto in progetto, e non operativo (…) L’analisi della documentazione ricevuta, e in particolare la già citata nota del 2007 del servizio Ambiente della Regione Marche, evidenzia altresì che, almeno al 2004, le Autorità di controllo erano consapevoli che il sistema di chiusura in isola non era operativo e che a fronte di tale situazione, emersa in seguito alla serie di black-out elettrici verificatisi negli anni, i competenti Enti di controllo non sono intervenuti, ai sensi dell’art. 27, comma 4 del D.Lgs n. 334/1999, con una serie di strumenti sanzionatori di carattere amministrativo di una certa incisività (diffida, sospensione dell’attività, chiusura dello stabilimento o di un singolo impianto) che tale norma metteva a loro disposizione per sollecitare API a risolvere il problema”.

Vedi link CTU Procura conclusioni

                                                                                ( 4 )

Ma a seguito di questa valutazione del CTU della Procura è seguita la scoperta più sconcertante ed illuminante grazie al  Parere della Seconda Sezione del Consiglio di Stato datato 26/11/2003:

La Regione Marche non ha ancora sottoscritto l’Accordo di Programma con lo Stato per il trasferimento delle competenze che gli conferirebbero la possibilità di sanzionare qualsiasi industria a rischio di incidente rilevante che non rispetti la normativa sulla sicurezza del Decreto Seveso (334/99), e dunque anche API raffineria.

Questa gravissima inadempienza getta un’ombra sconcertante su 8 anni di inadempienza della Regione Marche che ha reso mero esercizio di stile una parte delle prescrizioni e dei “provvedimenti consequenziali” del Decreto Regionale di Rinnovo della concessione alla raffinazione all’API del giugno 2003.

Non è responsabile stipulare un nuovo Accordo per un altro impianto a rischio di incidente rilevante quando dopo 8 anni non si è ancora stipulato quello con lo Stato che interessa la sicurezza di lavoratori e cittadini per gli impianti esistenti.

Loris Calcina (gruppo di lavoro energia ambiente della Lista Cittadini in Comune – Falconara M.)


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