API e LAVORATORI: CHIACCHIERE, MANUTENZIONI e PIANI INDUSTRIALI
Pubblicato il 15 Luglio 2009
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Lo spauracchio del ridimensionamento delle maestranze che lavorano in API (diretti ed indiretti) è sospetto quando in ballo c’è il progetto di due nuove centrali termoelettriche (non ci fa paura dire che puzza di ricatto); allora per capire che cosa c’è di vero bisogna lasciar perdere la sparata mediatica e cercare le carte…”carta canta”!
E’ una cosa che ci aspettiamo facciano anche i lavoratori ed i Sindacati per capire veramente in che gioco pericoloso li sta trascinando Brachetti Peretti…E meglio dei Bilanci della diretta interessata API non ce n’è! Soprattutto quando si paventa un eccessivo costo delle manutenzioni che di per se è una bestemmia trattandosi di un impianto ad alto rischio di incidente rilevante ma che fa subito effetto sull’opinione pubblica perché fa subito pensare alle maestranze delle ditte in appalto.
“Carta canta” per la raffineria. Dal Bilancio API 2007 – l’ultimo disponibile sul suo sito – “Nel giro dell’ultimo decennio i consumi totali sono diminuiti di circa 12 milioni di tonnellate. La benzina ha confermato la tendenza riflessiva iniziata nel 2004 perdendo ulteriori 800 mila tonnellate, neanche recuperando l’incremento del gasolio. La somma dei due prodotti presenta un decremento del 0,3% rispetto ai valori del 2006. L’olio combustibile totale, dopo il rimbalzo del 2006 legato alla crisi delle forniture di gas russe, torna a perdere pesantemente terreno con un meno 31,1% (-2,7 milioni di tonnellate) e valori scesi per la prima volta sotto i 6 milioni di tonnellate. Decisa la flessione anche per il gasolio riscaldamento con un meno 20,6% e volumi di poco inferiori alle 2 milioni di tonnellate.”
Le prime domande:
- perché si grida “al lupo” soltanto ora, quando è da 10 anni che la tendenza dei consumi di carburante è in calo?
- Ce la vogliamo prendere con le auto che consumano di meno?
- Oppure crediamo che, inverosimilmente, i petrolieri si sono fatti trovare impreparati?
Più avanti si legge “…La lavorazione è stata pari a 3.613.000 tonnellate di materie prime (3.473.000 di greggio, 56.500 di Straight Run e 85.500 di distillati medi), superiore per ca. 140.000 tonnellate alla lavorazione consuntivata nello stesso periodo dell’anno 2006. Lo scostamento positivo è da ricondurre essenzialmente al numero più alto di giorni di disponibilità degli impianti.”
Empiricamente ci viene da pensare che se è pur vero che calano i consumi complessivi di carburante la maggiore raffinazione di greggio effettuata dagli impianti API è stata venduta a qualcun altro … vogliamo dire … ha avuto una commercializzazione, avrà determinato un profitto! E nel 2008 ci fidiamo di quello che ha dichiarato pochi giorni fa l’Ing. Cogliati, AD di API raffineria: “Le vendite industriali ammontano, nel 2008 a 1,8 milioni di tonnellate, un + 2% rispetto al 2007”
Perché dubitarne? Forse qualcuno ha visto in giro le automobili elettriche, ad idrogeno o ad aria compressa?
Se le auto continueranno ad andare a petrolio l’API dovrà raffinare!
Però qui si impone la domanda sulla MANUTENZIONE: a parte che, visto lo stato della tubazione che ha sversato il 4 aprile 2007 e della annessa impiantistica c’è da IMPLEMENTARE MASSICCIAMENTE LA MANUTENZIONE, pubblichiamo due pagine molto tecniche del Coordinatore di manutenzione produzione di API raffineria di Ancona, Ing. Antonio Spadaccini, datate Agosto 2006 in cui sinteticamente si dice:
“(…) l’azionista chiede la massima capacità di lavorazione quando serve, concetto questo sintetizzato da noto detto popolare che “ogni lasciata è persa”. Ecco allora che si prefigura agli occhi del coordinatore di manutenzione (…) una produzione che accelera e rallenta la propria corsa in ragione del mercato e delle opportunità di business. L’asticella del salto che deve compiere la manutenzione è dunque innalzata perché non si tollerano più tutti quei piccoli “inconvenienti” o “disturbi” che limitano “quando richiesto” l’esercizio delle attrezzature alla massima capacità. In definitiva è mutato l’utilizzo degli impianti non più entità isolate ma inseriti in un quadro di lavorazione e di distribuzione più ampio, al quale poco importa dei problemi tecnici che può avere la manutenzione.
Chiaramente questa richiesta di “maggiore produzione quando serve” deve essere interpretata come qualcosa di “dovuto” e quindi senza sostenere costi aggiuntivi. Il coordinatore di manutenzione in questa ottica deve dettare i tempi ai rematori della galea della manutenzione, in modo da garantire in ogni momento ciò che l’esercizio chiede per soddisfare a sua volta i clienti finali. Teoricamente è tutto chiaro, ma nella pratica cosa cambia?
Cosa bisogna fare materialmente per “resettare” il sistema manutenzione?
In tre parole bisogna “curare il dettaglio” ossia mirare a valutare tutte quelle fenomenologie di guasto non di manifesta criticità e che quindi non sono iniziatori di blocco degli impianti o che riguardano la sicurezza e l’ambiente, ma che più o meno latenti o nascosti impediscono di “schiacciare l’acceleratore fino in fondo” quando le circostanze lo richiedono. Il più delle volte non stiamo parlando di guasti gravi ma di particolari che costituiscono una sorta di grado di “invalidità” delle apparecchiature. Vista l’impossibilità materiale di ridondare tutti i sistemi non di sicurezza, è lì che la manutenzione deve giocare un ruolo importante assicurando sempre e totalmente la disponibilità delle apparecchiature.” cit. – Ing. Antonio Spadaccini
Se comprendiamo il panegirico tecnico dell’Ingegnere API si parla di incrementare la manutenzione per avere impianti sempre pronti per performance al massimo a seconda delle richieste del mercato … ma senza costi aggiuntivi!
Sarà forse nella pretesa di abbassare i costi da parte di API che i lavoratori ed i Sindacati devono individuare la minaccia?
Si stanno trovando di fronte ad una richiesta di massimizzazione della flessibilità senza adeguata compensazione economica che spiazza ditte appaltatrici e lavoratori stessi?
Si trovano di fronte alla minaccia di una precarizzazione ulteriore del lavoro?
Ma attenzione…questo riguarda l’organizzazione del lavoro e non la mancanza di lavoro per le necessarie manutenzioni!
E qui entra in campo la “carta canta” che riguarda i piani industriali.
Api ha deciso di spostare i tre quarti degli investimenti sulle rinnovabili
…si è letto il 3 Novembre 2008….
“A guidare la volata è Ferdinando Brachetti Peretti, classe 1960, che l’anno scorso ha ricevuto il timone aziendale con la nomina ad amministratore delegato di Api Holding e a presidente di Api Nova Energia. «Per noi le fonti rinnovabili non rappresentano una moda o un optional: sono il futuro, un futuro che si sta avvicinando sempre più rapidamente», spiega il numero uno di Api. «Abbiamo iniziato questo percorso industriale nel 1998, quando abbiamo deciso di costruire il primo impianto eolico in Sicilia. Ora i tempi sono maturi per un salto del processo d’innovazione: i tre quarti dei nostri investimenti nei prossimi sei anni saranno puntati sulle fonti rinnovabili: spenderemo 3 miliardi di euro per ampliare il nostro portafoglio nel campo del sole, del vento e delle biomasse ».
Attraverso Api Nova Energia, nata nel 2006, il gruppo gestisce 30 megawatt di eolico in Campania e 60 megawatt di biomasse in Calabria. C’è inoltre una partnership con Iberdrola, un’azienda leader nel settore del vento, per realizzare impianti per altri 350 megawatt tra la Puglia e la Sicilia. Anche sul fronte solare le iniziative si moltiplicano. Nelle Marche è in costruzione il più grande impianto fotovoltaico su un’area privata, 10 megawatt a Tolentino, e con il progetto «100 pensiline» si darà copertura fotovoltaica alla rete delle stazioni di rifornimento della benzina di proprietà del gruppo fino a raggiungere un totale di 2 megawatt. L’obiettivo è arrivare a 1400 megawatt di rinnovabili entro il 2013 (1000 da vento, 200 da fotovoltaico, 200 da biomasse).”
Allora, i lavoratori ed i Sindacati credono ancora che per Falconara il futuro produttivo ed occupazionale deve essere ancora fossile – petrolio e metano – o si debba pretendere un cambio graduale, ma da subito?
Il loro arroccamento sulle posizioni padronali sta portando investimenti ed occupazione altrove! SVEGLIA!!!!!!!!
Ogni lasciata è persa, come direbbe l’Ing. Spadaccini!
Loris Calcina (capogruppo e consigliere di CiC)
CiC, Comitati di quartiere, LHASA e Famiglie ROM: TETTI, NON GHETTI
Pubblicato il 14 Luglio 2009
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COMUNICATO STAMPA 14/7/2009
“Campo Nomadi” e Amministrazione Comunale di Falconara M.ma
Le Associazioni di quartiere Comitato Fiumesino e Comitato Villanova, l’Associazione L.H.A.S.A., i Rappresentanti delle Famiglie ROM residenti nell’area sosta di Falconara Marittima, la Lista Civile CITTADINI in COMUNE si sono riunite congiuntamente per analizzare l’ATTO DI INDIRIZZO della Giunta Comunale di Falconara Marittima n° 145 del 18/6/2009 avente per oggetto la CHIUSURA CAMPO NOMADI E RIQUALIFICAZIONE AREA.
Tutti i convenuti hanno espresso la loro ferma critica riguardo ad una decisione assunta senza consultare almeno i cittadini residenti nella struttura in questione che avrebbero potuto comunicare timori, esigenze e consigli utili all’adozione del provvedimento.
Questa esclusione dei diretti interessati da parte della Giunta Comunale ha generato una decisione che rischia seriamente:
- o di gettare nella strada nuclei familiari che rimarrebbero senza una abitazione;
- oppure di ricreare negli alloggi di emergenza del Comune una situazione concentrazionaria simile a quella del campo nomadi.
A parere dei convenuti l’Amministrazione Comunale di Falconara M.ma rischia di creare una situazione di emergenza senza dimostrare chiarezza sul principale strumento che in questo momento possiede per affrontare la situazione: gli alloggi di emergenza abitativa. Le situazioni familiari da affrontare relativamente all’area sosta di Falconara sono molto poche, si contano sulle dita di una mano, e una seria gestione degli alloggi di emergenza permetterebbe di risolvere il problema!
Pertanto i convenuti all’incontro ritengono che:
- l’Amministrazione debba rendere pubblico e consultabile l’elenco e la tipologia di alloggi di emergenza abitativa che sono nelle proprie disponibilità;
- debba essere pubblicato il Regolamento per l’assegnazione degli alloggi di emergenza abitativa;
- debba essere previsto un Comitato di Partecipazione e Verifica aperto ai cittadini sulla disponibilità degli alloggi e dei requisiti per l’accesso agli stessi.
E’ per questo motivo che le Associazioni riunite ritengono che sia giunto il momento di affrontare la questione delle persone che vivono nel campo nomadi all’interno della problematica della riqualificazione urbanistica e della politica della casa.
Sia chiaro: nessuno vuole la perpetuazione della precarietà del campo nomadi poiché siamo convinti che a tutte le persone deve essere data la possibilità di emanciparsi dalle situazioni di precarietà; quindi il rispetto delle persone passa innanzitutto per alternative certe e migliori di quelle offerte dal campo nomadi.
I convenuti rifiutano la creazione di “quartieri ghetto” che diventano tali per la situazione in cui vengono lasciati dall’incuria delle Amministrazioni pubbliche.
Rappresentanti delle Famiglie ROM
Ass. Comitato quartiere Fiumesino
Ass. Comitato quartiere Villanova
L.H.A.S.A.
Lista Civile Cittadini in Comune
API: Autorizzazione Integrata Ambientale e tubi bucati
Pubblicato il 13 Luglio 2009
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RICHIESTE ai MINISTERI
AMBIENTE e INTERNI
In seguito alla pubblicazione da parte dei Comitati falconaresi del clamoroso documento del Servizio Impiantistica dell’ARPA Marche circa lo stato della condotta e delle protezioni riscontrate nel settore della raffineria API da cui sono finite in mare e sulle spiagge tonnellate di olio combustibile atz (Aprile 2007), la Lista Civile CITTADINI in COMUNE ha doverosamente deciso di inviare quel documento a:
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio – Direzione Generale per la salvaguardia ambientale – Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)
- Ministero dell’Interno Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile – Direzione Generale delle Marche.
Abbiamo sollecitato:
- stringenti provvedimenti ispettivi nei confronti degli impianti della raffineria API;
- l’inserimento della Relazione del Servizio Impiantistica regionale dell’ARPA Marche tra la documentazione probante rispetto all’iter per il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale riguardante la raffineria API.
L’iniziativa di CiC si basa anche sulla constatazione che la Relazione dell’ARPA Marche non trova attualmente riscontro sul sito del Ministero dell’Ambiente nel dettaglio della documentazione AIA prevista alla seguente pagina né all’interno della cartella Rapporti e verifiche ispettive, né in altri documenti attestanti la valutazione della degradata situazione impiantistica riscontrata nella Relazione.
Constatato che nella documentazione AIA presente nel sito Ministerialeè presente il Verbale della Commissione Ispettiva Ministeriale del 30/11/2005 che accertò nella sua ispezione all’API “l’efficacia delle strategie e delle misure adottate dall’esercente per la prevenzione dei rischi di incidente rilevante” nonché ” i rischi per la sicurezza dell’ambiente e delle popolazioni connessi all’ubicazione dello stabilimento (…) alla movimentazione di sostanze pericolose” secondo le notre osservazionila Relazione 2007 dell’ARPA Marche modifica sostanzialmente il quadro che la Commissione Ispettiva Ministeriale si era trovata ad affrontare nel 2005!
Inoltre abbiamo chiesto ai Ministeri di valutarese la compromessa situazione impiantistica riscontrata dalla Relazione dell’ARPA Marche a solo un anno e mezzo di distanza dalla Ispezione della Commissione Ministeriale, possa configurare a carico della Società APIgravi omissioni che hanno fuorviato il delicato lavoro dei componenti della Commissione Ministeriale stessa.Infine, dalle osservazioni rilevate non sono state rispettate dalla Società API neppure le prescrizioni del Comitato Tecnico Regionale Prevenzione Incendi delle Marche impartite con il Verbale del 19/12/2006 inerente l’Istruttoria del Rapporto di sicurezza 2004 (inserito nella sottocartella Istruttorie tecniche della cartella Documentazione Seveso presente in aia.minambiente.it) con riferimento in particolare agli IMPIANTI A MARE e i RISCHI RILEVANTI DI CARATTERE AMBIENTALE.
Complessivamente sarebbe stato violato il Decreto Seveso II (D.Lgs. 334/99) nei seguenti articoli:
- Art. 5 comma 1
- Art. 7 commi 1 e 2
- Art. 8 comma 2 lettere a b c d
- Art. 11 comma 2 lettera b
- Art. 21.
Abbiamo inviato questa nota – per conoscenza – anche al Prefetto di Ancona, al Sindaco di Falconara M.ma, alla Regione Marche e alla Direzione Generale ARPA Marche.
Loris Calcina
(capogruppo e consigliere della Lista Civile Cittadini in Comune)
ALLEGATO: Relazione ARPAM
“Goffy”, l’alter-ego del Sindaco Brandoni
Pubblicato il 7 Luglio 2009
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Il Sindaco Brandoni ci ha sempre abituati, fin da quando sedeva negli sgabelli dell’opposizione, a dare di sè un’immagine di chiarezza, di uno che quando dice una cosa poi la fa e non cambia idea ad ogni sospiro di vento come tanti altri politici, specie quelli che si dicono oggi di sinistra. Magari si può non essre d’accordo – e capita spessissimo – con le sue posizioni, ma bisogna ammettere una coerenza di fondo del personaggio Brandoni. Sull’Api per esempio, anche in campagna elettorale ha sempre sostenuto di essere favorevole alle centrali e che ai falconaresi poi le questioni dell’inquinamento non interessano…. Giunto al governo ha tenuto fede alla sua posizione. Ineccepibile.
Sì, è successo che sulla variante di Castelferretti prima era contrario poi no; che sulla montedison prima diceva una cosa poi ora ne dice un’altra, ma lì parliamo di urbanistica e si sa che la posizione del Popolo delle Libertà sull’urbanistica è quella della deregulation, del “purchè si faccia qualcosa”. L’urbanistica, nel credo del Sindaco, ha senso in quanto e per quanto muove soldi e quindi se il mercato si sposta si spostano le posizioni sulle varie questioni. Brandoni quindi è coerente, anche in questo caso, alle sue idee.
Di fronte a certe situazioni però noto che il Sindaco tende ad essere sfuggente, non ci riesce a dare prova della sua coerenza. Mi riferisco, ad esempio, allo studio epidemiologico o al livello registrato delle polveri sottili a Falconara… Perchè non commenta? Non ha nulla da dire?
Io mi sono fatto un’idea. Preso atto che il Sindaco è persona di parola, di fronte ai dati sull’esposizione al rischio-salute dei falconaresi non potrebbe derto dirsi allarmato, perchè allora la sua posizione sulle centrali sarebbe contradittoria!
Per sua natura e per la carica istituzionale che ricopre dovrebbe parlare e dovrebbe dire cose coerenti con le sue posizioni sulle centrali Api ma se lo facesse perderebbe consensi. Quale cittadino di fronte al rischio salute apprezzerebbe un sindaco che dice “non me ne frega un cavolo!“? E d’altra parte il Sindaco non è capace di mentire. Non è come certi personaggi del PD che dicono una cosa e ne praticano un’altra, lui no. Allora? Allora tace. E questo silenzio deve essere per lui pesante, difficile da sopprtare com’è diffcile essere ambiguo e reticente a chi è fondamentalmente onesto e sincero.
Allora mi sono detto stamattina: “aiutiamo il nostro Sindaco!!- solleviamolo da questo pesante fardello!”. Parlerò io come fossi il suo alter-ego, e proverò a commentare i dati sulle polveri sottili attraverso un comunicato che lui, coerentemente alle posizioni assunte sulle centrali Api, vorrebbe dire, ma non può dire per non perdere consensi tra la gente.
Nel fare questo comunicato mi sono immaginato che questo alter-ego avesse un volto – quello di uno spaventato, simpatico lemure – e un nome: “Goffy”. E’ Goffy che parlerà e dirà ciò che Goffredo dovrebbe dire ma non dice:
8.7.09 – Comunicato stampa del Sindaco del Comune di Falconara:
” Abbiamo appreso dalla stampa che Falconara ha superato il limite delle polveri sottili già per trentanove volte dall’inizio dell’anno, con una media di 43,6 m/g, chiaramente superiore al limite di legge di 40 m/g. Non è una novità per Falconara raggiungere tali prestazioni, ma questa volta, secondo i dati emanati, Falconara ha superato Marina di Montemarciano e addittura Torrette e Ancona-via Roma! Soltanto la stazione di Ancona-via Bocconi ci è davanti con il bel risultato di 48 m/g. Questi risultati comunque premiano l’operato dell’amministrazione e confermano la validità dell’intesa raggiunta con l’Api. Promettiamo ai nostri elettori che quando verranno realizzate le nuove centrali arriveremo al primo posto nella Regione! 50 m/g e anche più! Non ci precludiamo nessun obiettivo pur di dimostrare che i falconaresi sopravvivono felici e contenti anche dove altri non ce la fanno, perchè siamo i migliori. Viva Falconara e viva le polveri sottili !”
firmato “Goffy” Brandoni.
Carlo Brunelli
Al Presidente Ugo Brachetti Peretti
Pubblicato il 3 Luglio 2009
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“Da bambino mi tuffavo da questi scogli …” Ugo Brachetti Peretti – 1 Luglio 2009
Non so quanti anni abbia Ugo Brachetti Peretti, io ne ho 52 ed ho vissuto sempre a Villanova di Falconara Marittima. Sono nato in via Maurizio Quadrio e tuttora ci abito. Conosco perfettamente la storia di questi posti – Rocca, Fiumesino e Villanova – e, fortunatamente, con molti cittadini di questi quartieri abbiamo recuperato e conservato foto, mappe e documenti che non permettono a nessuno di barare sulla vera storia, sull’espansione della raffineria verso le nostre case e sull’inglobamento della linea ferroviaria adriatica!
Anche se è il racconto di una storia che viene soffocato o ignorato, io e molti cittadini SAPPIAMO!
Non ricordo Ugo tra noi ragazzini che si tuffava dagli scogli in mare … e dire che negli anni ‘60 e ‘70 conoscevamo tutti i punti migliori per i tuffi più audaci e sicuri, ma non abbiamo mai avuto la fortuna di incontrarlo! Non ricordo Ugo che giocava a pallone, d’estate, nella ampia spiaggia sabbiosa all’estremità di Villanova (dopo il noto Tiro a volo del piattello o del piccione o dello storno) in cui venivano ricoverate le barche dei pescatori … Spiaggia inglobata e recintata, negli anni ’80, dall’espansione della raffineria verso SUD (la attuale zona delle “ditte”, quella limitata dall’ “oasi” donata dai Brachetti Peretti a compensazione della centrale termoelettrica IGCC). Non ricordo che qualcuno, nelle interminabili gare di tuffi, di apnea, nelle partite in spiaggia abbia mai gridato: tuffati Ugo! Passa la palla Ugo!
Ugo non è un nome che si dimentica tra tanti e comuni Maurizio, Fabio, Claudio, Marco …
Ma se Ugo non si fida della mia memoria, può chiedere se qualcuno si ricorda di Lui tra alcuni dei suoi operai, miei coetanei e amici di infanzia, di bagni, di partite a calcio sulla sabbia a Villanova e alla Rocca! Magari il Presidente Ugo andava a tuffarsi dagli scogli di Falconara Centro, di fronte alla cosiddetta piattaforma Bedetti … Chissà se qualcuno si ricorda di Lui!
Poi, Ugo Brachetti Peretti ed io siamo diventati adulti, abbiamo smesso di fare i tuffi e, intanto, molto è cambiato, soprattutto tra le persone e la vita delle persone.
Alcune cose rimangono sempre più impresse delle altre e, tra queste, le sofferenze.
Per anni ho visto – e come me altri cittadini falconaresi – amici o conoscenti, figli di amici, mogli di amici, genitori di amici, ammalarsi di leucemie o tumori dai nomi strani. Qualcuno fortunatamente ce l’ha fatta, altri purtroppo no.
Ma quello che ho visto cambiare è l’atteggiamento non più indifferente e fatalista verso quelle terribili malattie e così ci siamo parlati, ed insieme abbiamo parlato con i parenti … anche dei lavoratori della sua Raffineria, e ci siamo detti che era il momento di CAPIRE.
Come crede il Presidente Ugo Brachetti Peretti che sia nata l’Indagine Epidemiologica che con protervia i suoi Dirigenti si ostinano a squalificare? Crede davvero che sia stata solo la volontà di un Assessore regionale o ci sia dell’altro?
L’altro che non percepisce il Presidente di API raffineria è che la profonda determinazione a CAPIRE ha mosso i cittadini falconaresi in un preliminare ed autonomo lavoro di ricerca di due anni (2000 – 2002). Un lavoro certosino fatto di colloqui con familiari di lavoratori e non, con i lavoratori stessi, di colloqui con i medici, di ricerca di tutti i dati cartacei degli inquinanti rilevati, di viaggi per l’Italia per cercare medici, biologi, tecnici che ci suggerissero come procedere nella ricerca e ci analizzassero la complessità della situazione!
Non so se riesco a far capire al Presidente Ugo Brachetti Peretti quanto è profonda e radicata la consapevolezza sia del rischio che i cittadini corrono sia la determinazione a non fare la stessa fine degli abitanti del cosiddetto “triangolo della morte” siciliano di Augusta – Priolo – Melilli, in cui le Autorità sanitarie sono arrivate al punto di contare anche l’eccesso dei nati malformati!
Molti falconaresi ed io crediamo che siamo in tempo per evitare questa sorte, ma il Presidente e la sua Azienda si ostinano a prenderci in giro con il parco marino, le compensazioni, la diminuzione delle emissioni pur costruendo altre due centrali termoelettriche … i tuffi dagli scogli di Falconara!
Suvvia, sia serio e ci faccia una proposta come al Presidente Loiero della Regione Calabria.
E’ tempo che Ugo Brachetti Peretti faccia a questa città e a questa Area ad Alto Rischio di Crisi Ambientale una proposta di Polo delle Energie Rinnovabili: ne ha le competenze e le capacità tecniche ed economiche. Diventi veramente amico di questo territorio come API Nova Energia ha fatto nel tolentinate, piuttosto che giocare ambiguamente sul Polo Energetico Ambientalmente avanzato in cui riproponete centrali termoelettriche.
Dimenticavo: come ricorda qualcuno che si ostina a sminuire le molteplici rischiose problematiche della raffineria, anche quando da ragazzino giocavo in spiaggia o facevo i tuffi dagli scogli, talvolta, i piedi di noi ragazzini si imbrattavano di catrame o olio. Il fatto è che accadeva quasi 40 anni fa!
Il Presidente Ugo Brachetti Peretti ricorda se quando era ragazzino e si tuffava da quegli scogli è mai accaduto quello che abbiamo vissuto a Falconara negli ultimi anni, cioè la chiusura della balneazione e dell’accesso alle spiagge a causa del bitume e dell’olio combustibile riversato su mare e spiagge dalla raffineria API?
Salute e saluti
Loris Calcina (Capogruppo Lista Civile Cittadini in Comune)
L’AUDIZIONE IN COMMISSIONE DEL VOLONTARIATO IN RETE FALCONARESE
Pubblicato il 2 Luglio 2009
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Le Commissioni consiliari V e VI, riunitesi il 29/6 congiuntamente per l’audizione delle 16 Associazioni di volontariato in Rete, avrebbero potuto concludere la preziosa seduta con un documento da proporre al Consiglio Comunale; una proposta caratterizzata da una prima apertura verso una modalità di intervento nei confronti di persone in difficoltà o disagio la cui condizione, talvolta, si può legare anche al discorso sicurezza.
C’erano le condizioni da Regolamento per farlo, poiché l’audizione delle Associazioni in rete è stata sì una prima consultazione delle Associazioni di volontariato che però, si badi bene, non sono venute a proporre un “nuovo progetto” ma hanno semplicemente messo in relazione/confronto il grande lavoro che fanno da anni con le persone sul territorio falconarese, con la modalità univocamente repressiva e sanzionatoria che, fino ad ora, ha caratterizzato l’intervento dell’Amministrazione Comunale e lo stesso Protocollo di Intesa siglato tra Comune e Prefettura.
L’audizione delle Associazioni in rete ha tentato di modificare anche tra i Consiglieri della Commissione – come già fanno sul territorio – la prospettiva da cui guardare alla complessa problematica disagio/emarginazione devianza/sicurezza.
Da parte delle Commissioni consiliari si trattava di dare un primo segnale di apertura finalizzato al riconoscimento e al coinvolgimento continuo di quello che già le Associazioni fanno, magari evitando, con atti concreti, che la quotidiana attività dei volontari con le persone subisca ostacoli. Era tanto più necessario un atto di coraggio politico da parte delle Commissioni consiliari in primo luogo poiché si percepiva chiaramente un “passo” troppo diverso: mentre la sera stessa molti dei volontari sarebbero andati ad operare in strada o nelle strutture di accoglienza la politica si stava arrovellando sulla “opportuna misura politica” della apertura verso il volontariato.
L’intervento del collega Baia – PdL – è stato apprezzato dalla Lista Civile Cittadini in Comune perché con lo slancio di cuore e di esperienza diretta il Consigliere ha saltato a piè pari il confine di una presunta opportunità e del calcolo politico.
L’intervento del Consigliere del PdL ci ha convinto della maturità del momento per fare la proposta concreta alle Commissioni: l’elaborazione congiunta e l’invio per l’esame al Consiglio Comunale di un Ordine del Giorno nel quale la figura, oggi ambigua, degli operatori della sicurezza introdotta all’art. 2 comma 7 del Protocollo di Intesa per la Sicurezza della città sottoscritto tra la Prefettura di Ancona ed il Comune di Falconara Marittima sia specificata e decisamente virata, riferendosi solo ed esclusivamente agli operatori sociali volontari delle Associazioni in Rete di Falconara Marittima che operano da anni nel contatto diretto con le persone in condizioni di difficoltà.
Per CiC questa proposta avrebbe rappresentato un passo concreto per superare incomprensioni ed avviare una reale collaborazione con il volontariato con percorsi di progettazione comune e di concertazione con Amm.Comunale e Forze dell’Ordine.
Ci sembra invece, purtroppo, che l’attendismo e il bilanciare l’opportunità da parte del Capogruppo del PdL, Clemente Rossi, sia stato “stonato” e, alla fine, abbia soddisfatto soltanto la posizione di chiusura ideologica del Consigliere del PdL Nucci che ci ha fatto efficacemente capire come il meccanismo di misurare problematiche complesse sulla sola esperienza personale generi valutazioni approssimative e distorte.
Loris Calcina





