Firmiamo l’appello contro la riforma presidenziale!

costituzione respect

Lucarelli, Salvi, Ingroia, La Valle, Giulietti e altri chiedono una firma per fermare la procedura di modifica della Carta messa in opera dalla maggioranza delle larghe intese. Che affossa l’articolo 138, umilia i parlamentari e tiene all’oscuro l’opinione pubblica. Mentre il Porcellum resta

firma collegandoti al seguente link

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/26/costituzione-stravolta-firme-contro-presidenzialismo/667514/

Pubblichiamo l’appello contro il ddl di riforma costituzionale firmato da Alessandro Pace, Gianni Ferrara, Alberto Lucarelli, Don Luigi Ciotti, Michela Manetti, Raniero La Valle, Claudio De Fiores, Paolo Maddalena, Cesare Salvi, Massimo Siclari, Massimo Villone, Silvio Gambino, Domenico Gallo, Antonio Ingroia, Beppe Giulietti, Antonello Falomi, Raffaele D’Agata, Mario Serio, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Aldo Busi.

Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto“, é ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale. In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.

Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale. Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.

In secondo luogo vi chiediamo di restituire al Parlamento e ai parlamentari il ruolo loro spettante nel processo di revisione della nostra Carta costituzionale. L’aver abbandonato la procedura normale di esame esplicitamente prevista dall’articolo 72 della Costituzione per l’esame delle leggi costituzionali, l’aver attribuito al Governo un potere emendativo privilegiato, l’impossibilità per i singoli parlamentari di sub-emendare le proposte del Governo o del Comitato, la proibizione per i parlamentari in dissenso con i propri gruppi di presentare propri emendamenti, le deroghe previste ai Regolamenti di Camera e Senato, costituiscono altrettante scelte che umiliano e comprimono l’autonomia e la libertà dei parlamentari e quindi il ruolo e la funzione del Parlamento.

Vi chiediamo ancora che i cittadini possano liberamente esprimere il loro voto su progetti di revisione chiari, ben definiti e omogenei nel loro contenuto. L’indicazione generica di sottoporre a revisione oltre 69 articoli della Costituzione, contrasta con questa esigenza e attribuisce all’istituendo Comitato parlamentare per le riforme costituzionali indebiti poteri “costituenti” che implicano il possibile stravolgimento dell’intero impianto costituzionale.

Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta fondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari. Chiediamo che nell’esprimere il vostro voto in seconda lettura del provvedimento di modifica dell’articolo 138, consideriate che la maggioranza parlamentare dei due terzi dei componenti le Camere per evitare il referendum confermativo, in ragione di una legge elettorale che distorce gravemente e incostituzionalmente la rappresentanza popolare, non coincide con la realtà politica del corpo elettorale del nostro Paese. Rispettare questa realtà, vuol dire esprimere in Parlamento un voto che consenta l’indizione di un referendum confermativo sulla revisione dell’articolo 138.

Vi chiediamo infine di escludere dalle materie di competenza del Comitato per le riforme costituzionali la riforma del sistema elettorale che proprio per il suo significato politico rilevantissimo ha un effetto distorsivo nell’ottica della revisione costituzionale. E’ in gioco il futuro della nostra democrazia.

Assumetevi la responsabilità di garantirlo.

testo ed immagine tratta da ilfattoquotidiano.it

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Esalazioni a Castelferretti: il Sindaco respinge la richiesta di CiC – FBC di coinvolgere la Commissione Consiliare Ambiente nella riunione con ARPAM e Provincia per esaminare i fenomeni odorigeni!

simboliEsaminare i fenomeni odorigeni e tutelare la salute dei cittadini di Castelferretti dalle esalazioni provenienti da un opificio in zona non è un segreto di Stato! Men che meno di una Giunta Comunale!

 La risposta negativa del Sindaco alla richiesta del Consigliere comunale Borini (CiC – FBC) – componente della Commissione Consiliare IV° sull’ambiente – ha tutta l’aria di volere impedire l’attività di controllo dei Consiglieri comunali.

Le motivazioni addotte dal Sindaco sono infondate soprattutto dopo che il suo Assessore all’Ambiente Matteo Astolfi ha pubblicato su facebook – per intera – la nota di convocazione della riunione del 31 luglio prossimo con ARPAM e Provincia nella quale si apprende che l’ARPAM aveva inviato alla Procura della Repubblica di Ancona i risultati dei rilevamenti effettuati a dicembre 2012 nella zona di Castelferretti!

Perché quell’interessamento della Procura nonostante che i dati degli inquinanti fossero nei limiti di Legge? Quali sostanze si sono diffuse, pur nei limiti di legge?

Soltanto la risposta a queste domande coinvolge direttamente i cittadini castelfrettesi che hanno più volte segnalato il problema e i Consiglieri comunali che hanno il diritto/dovere di collaborare e, dunque, di approfondire la conoscenza su ciò che sta accadendo.

Il Sindaco, nel giustificare il diniego alla partecipazione della Commissione Consiliare alla riunione del 31 luglio, dimentica che:

l’art. 40 comma 3 lettera d) del regolamento del Consiglio Comunale stabilisce: “le Commissioni Consiliari permanenti svolgono indagini conoscitive e consultazioni nelle materie di competenza“;

la lettera f) dello stesso articolo recita: “le Commissioni Consiliari permanenti approfondiscono lo studio dei problemi di interesse generale e specifico della città e dell’Amministrazione“.

Dunque la richiesta del Consigliere di CiC-FBC è perfettamente in linea con quanto previsto dal Regolamento del Consiglio Comunale!

Anche la scusa addotta dal Sindaco riguardo la caratteristica tecnica dell’incontro è infondata:  non è la caratteristica tecnica dell’incontro a determinare la competenza o meno della Commissione poichè gli aspetti tecnici – da sempre – fanno parte dell’approfondimento conoscitivo, delle consultazioni e delle eventuali indagini di competenza della Commissione stessa e dei Consiglieri. Prova ne è il lavoro della Commissione Consiliare sull’Urbanistica che costantemente necessita ed approfondisce i più svariati aspetti tecnici inerenti la materia (standard urbanistici – caratteristiche idro-geologiche – ecc.)

Non c’è nulla di prematuro nel far constatare de visu ai Consiglieri lo stato dell’arte delle indagini dell’ARPAM e della Provincia, nel metterli in grado di interloquire e suggerire interventi, nè si può impedire loro di esercitare le funzioni per cui sono stati eletti solo per l’impasse burocratica nella ufficializzazione della Commissione! I Consiglieri comunali sono operativi dal momento del loro insediamento (29 giugno 2013), a tutti gli effetti e nel pieno delle prerogative stabilite dalla Legge e dai Regolamenti!

Qual’è dunque il problema del Sindaco?

Staff Liste civiche Cittadini in Comune – Falconara Bene Comune

Dal 1 gennaio al 31 maggio 2013 sono drasticamente diminuiti i superamenti del valore limite giornaliero delle Polveri sottili PM10: da oltre la metà a sei volte in meno! La raffineria e la centrale termoelettrica API erano completamente ferme!

CiC FBCIl 17 giugno 2013 l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche (ARPAM) ha diffuso un comunicato stampa in cui, tra gli altri dati, si informava  che dal 1 Gennaio al 31 Maggio 2013 i dati acquisiti dalla centralina di rilevamento della qualità dell’aria di Falconara Scuola (quartiere Villanova) ha registrato 10 arpamsuperamenti del valore limite giornaliero di PM10 pari a 50 µg/mc

http://www.arpa.marche.it/images/pdf/aria/PM/grafici_maggio_2013.pdf

La centralina di rilevamento di Falconara Scuola è di tipo industriale cioè “riceve la ricaduta delle emissioni inquinanti della Raffineria Api, con venti provenienti da Nord Nord-Ovest; è sulla direttrice di ricaduta degli inquinanti verso il centro abitato di Falconara” (fonte http://ww3.provincia.ancona.it/dati_ambiente/misc/struttura_pos_centraline.asp )

Nel periodo considerato gli impianti della raffineria API e della centrale termoelettrica (280 Mwe) sono stati completamente fermi, mentre hanno continuato a circolare auto e aerei e i camini delle abitazioni hanno fumato all’occorrenza.

Negli anni in cui, nello stesso periodo di tempo, tutti gli impianti dell’API sono stati attivi si sono registrati il seguente numero di superamenti del valore limite giornaliero di PM10:

    tabella                    

Nessun dato disponibile nel 2004!

Ciò significa che quando gli impianti della raffineria e della centrale termoelettrica sono in funzione si verifica un fortissimo incremento dei superamenti del valore limite giornaliero di PM10: da più del doppio a sei volte in più!

Rammentiamo con considerazioni NON NOSTRE gli effetti delle PM10:

“Studi epidemiologici hanno infatti dimostrato che un aumento della concentrazione di PM10 di 10 µg/m3 può determinare un aumento della mortalità giornaliera dello 0,5%” (Intervista al Dott. Morando Soffritti, direttore scientifico della Fondazione Ramazzini – ISTORAMA NUMERO 1/2-2005).

“L’impatto sanitario del PM e dell’ozono rappresenta un problema di sanità pubblica considerevole; continuiamo a sopportare un pesante fardello su individui e famiglie, con morti premature e malattie croniche e acute; sulle nostre società, con la diminuzione dell’attesa di vita e della capacità produttiva; sui sistemi sanitari in termini di costi di migliaia di ricoveri ospedalieri“. (Dott. Roberto Bertollini, direttore Salute e Ambiente Organizzazione Mondiale della Sanità Europa).

L’Amministrazione comunale di Falconara Marittima tace oggi come tacque al momento di sottoscrivere con la Regione Marche i “Provvedimenti contingenti per la riduzione della concentrazione degli inquinanti nell’aria ambiente. Accordo di programma. DGRM n. 1610 del 25/11/2011″, i quali scaricarono sui forni a legna ed i caminetti la responsabilità delle elevate concentrazioni invernali delle PM10!

Il Sindaco e la Regione ignorarono le osservazioni dell’Unione Regionale delle Province Marchigiane (UPI Marche) che evidenziarono al riguardo: “provvedimenti quali quello relativo alle attività produttive, che contempla una riduzione del 10% delle emissioni rispetto ai limiti autorizzati, appaiono un contributo alla problematica assai blando, non considerando gli effetti delle polveri secondarie“. L’UPI Marche aveva visto giusto: quel -10% riferito ai limiti massimi stabiliti dalla legge anziché alle emissioni effettive annue registrate, era ed è una farsa. Lo dimostrammo da questo sito con i dati

https://www.cittadiniincomune.net/2012/01/16/polveri-sottili-pm10-regione-marche-e-comune-di-falconara-spacca-e-brandoni-a-braccetto-nel-vietare-l%E2%80%99uso-dei-caminetti-%E2%80%A6-provvedimenti-tutti-efficaci-o-qualcuno-di-facciata/

ed oggi  – come nel 2012 – è stato confermato il ruolo preponderante degli impianti dell’API per le PM10. Ma nè Regione Marche nè Comune di Falconara M. hanno chiesto reali riduzioni !

Guarda SCHEDA e

https://www.cittadiniincomune.net/2012/04/10/pm10-a-falconara-mma-e-fallito-l%E2%80%99obiettivo-della-riduzione-individuato-dall%E2%80%99accordo-di-programma-sottoscritto-tra-comune-e-regione-marche-in-meno-di-3-mesi-registrati-32-superamenti/

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Le Società petrolifere si accordano tra loro per razionalizzare il settore. Regione Marche e Comune di Falconara incapaci di disegnare l’alternativa occupazionale. La proposta di CiC e FBC consegnata al Ministro Zanonato piace ad Italia Nostra. Per il cosigliere Baia è “un treno senza meta”!

CiC FBC Registriamo oggi due prese di posizione riguardo alla nostra  nota consegnata al Ministro dello Sviluppo Economico.

La prima è quella di adesione di Italia Nostra Marche, che ringraziamo per l’acume nel giudizio e la sensibilità verso tutte le componenti coinvolte dalla problematica: lavoratori, cittadini, futuro del territorio (Comunicato Stampa Italia Nostra Marche al link http://www.italianostra.org/?p=30551)

La seconda è quella del Consigliere comunale di Uniti per Falconara Raimondo Baia, di cui siamo invece sinceramente e profondamente dispiaciuti anche perché con la presenza fisica del nostro Consigliere Riccardo Borini e del nostro componente Roberto Cenci all’evento di riapertura della raffineria abbiamo voluto portare ai lavoratori la nostra vicinanza e solidarietà.

Invitiamo Raimondo Baia a guardare alla sostanza della proposta recapitata al Ministro Zanonato e, se gli è possibile, a smetterla con le schermaglie politiche dato che la campagna elettorale è terminata!

Inoltre, comprendendo benissimo la necessità delle famiglie di guardare intanto all’oggi, invitiamo tutti gli altri lavoratori dell’API e dell’indotto a guardare alla sostanza di quella lettera che rappresenta un sollecito a ragionare tenendo conto di ciò che accade attorno.

Questo per noi non significa non avere a cuore il futuro dei lavoratori, semmai l’esatto contrario.
Ci inquieta pertanto la derisione, il disprezzo e, talvolta, l’odio con cui si guarda e giudica l’unica proposta concreta alternativa alla catastrofe occupazionale a cui una politica miope e incapace sta accompagnando i lavoratori di Api raffineria.

La fanfara della Regione Marche e del Ministro Zanonato non la comprendiamo: di fatto, attraverso i contratti di solidarietà, si è acceduto ad ammortizzatori sociali per i soli lavoratori diretti, positivo certamente per il presente di quelle famiglie, ma non si è creata alcuna prospettiva per il mantenimento dei livelli occupazionali nel futuro.

Piuttosto ci sembra che emerga una volontà strisciante di accompagnamento verso una progressiva diminuzione dell’occupazione.  Tutti hanno visto che le Intese sono fallite: fallito l’Accordo del 2011 della Regione Marche e fallito il Protocollo d’Intesa 2008 del Comune di Falconara, perché ognuno ha lavorato solo per le proprie casse, nessuno ha imposto un terreno vasto di soluzione della crisi e a farne le spese sono – già da mesi – i lavoratori dell’indotto a cui non sono state riservate né tutele né prospettive.

Ma intanto i petrolieri vanno avanti per i fatti loro ed è imbarazzante riscontrare che per il Consigliere Raimondo Baia, il Presidente Spacca e il Sindaco Brandoni, siano prive di significato le dichiarazioni del Dirigente della Q8, in faccia all’AD API Umberto Scarimboli e di fronte a tutti i Deputati della X Commissione Permanente: “se non può essere più una raffineria, sarebbe preziosissimo per il sistema avere un deposito al centro dell’Adriatico“. 

Non prendere atto di quelle dichiarazioni significa essere arrivati all’autolesionismo!

Noi interpretiamo le posizioni delle Società petrolifere illustrate alla X Commissione (Audizione API Q8 Saras Conclusioni indagine X Commissione da pag 149 ) come il segno di una trattativa ben avanzata tra le Società stesse per la razionalizzazione del settore. Le raffinerie che vogliono continuare a raffinare hanno già investito – solo per la raffinazione – centinaia di milioni di Euro e non 35 come API raffineria e, inoltre, sono Società che hanno possibilità di lavorare petrolio a costo inferiore (ENI – Q8 – SARAS con il nuovo socio russo, la ERG in mano ai russi di Lukoil per l’80%).

Che gioco sta facendo l’API con i lavoratori, nel momento in cui si accinge ad acquistare anche la rete di 800 distributori della Shell mentre l’Unione Petrolifera (cioè l’Associazione di categoria formata e finanziata dalle stesse Società petrolifere compresa API!) predica  “la riduzione del numero degli impianti e una maggiore automazione“?

Liste civiche Cittadini in Comune – Falconara Bene Comune

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Il Capogruppo di CiC e FBC consegna una nota al Ministro Zanonato su un differente modo di affrontare la crisi occupazionale e della raffinazione API!

Questa mattina una delegazione del Gruppo Consiliare delle Liste Civiche Falconara Bene Comune (FBC) e Cittadini in Comune (CiC) guidata dal capogruppo Riccardo Borini, ha consegnato una nota al Ministro dello Sviluppo Economico – On. Flavio Zanonato – intervenuto al meeting presso la raffineria API di Falconara Marittima.

La nota – sottoscritta anche dal Gruppo Consiliare del PD, dal Circolo SEL di Falconara Marittima e dal Consigliere Regionale Binci nonché da alcune Associazioni e ONLUS falconaresi – ha rappresentato un differente modo di affrontare la crisi della raffinazione API a partire dalla necessità di definire l’intero territorio dell’Area ad Alto Rischio di Crisi Ambientale (AERCA) quale ambito minimo di riferimento per una soluzione.

“Attivare una sinergia di ricerca e di produzione sul risparmio e sull’efficienza energetica, sulle energie rinnovabili, sulla mobilità sostenibile nel territorio AERCA, per la realizzazione del green port di Ancona, ecc. Progettualità e investimenti che possano coinvolgere imprenditorialmente API Nòva Energia – Società del Gruppo API con bilanci sani! – insieme alle Aziende marchigiane del settore (Energy Resources – General Building – Brandoni Solare – ecc.).

Pertanto è necessario un serio Accordo di Programma finalmente condiviso tra tutti i Gruppi imprenditoriali coinvolti, il Governo, la Regione Marche e i Comuni dell’AERCA.

In sintesi: sviluppare un comparto industriale su area vasta (provinciale) per trasformare un territorio ad Alto Rischio di Crisi Ambientale in Territorio ad Energia Risparmiata Rinnovabile Efficiente (TERRE).”

Prosegue la nota consegnata al Ministro Zanonato:

“Se la raffinazione in Italia va necessariamente ridimensionata (da 16 a 10 impianti), sopravviveranno le Aziende che negli ultimi anni hanno massicciamente investito per questo. Il confronto impietoso dei numeri emersi recentemente nella X Commissione Permanente della Camera dei Deputati ha evidenziato che API raffineria S.p.A non ha investito adeguatamente rispetto a Q8, ENI e SARAS. Tanto che l’Ing. Pietro Ferrara, Dirigente della Società Q8 si è espresso in questi termini nei confronti dell’API: Se non può essere più una raffineria, sarebbe preziosissimo per il sistema avere un deposito al centro dell’Adriatico! (audizione dell’11/11/2011).

C’è la sensazione precisa che le Aziende petrolifere stiano già razionalizzando tra loro il sistema della raffinazione, mentre la programmazione produttiva e occupazionale del dopo stia al palo.

Non possiamo aspettare con le mani in mano una possibile carneficina sociale e ambientale”

Dunque il reale motivo della nota consegnata al Ministro Zanonato è quello di mettere in campo una alternativa al fallimento del Protocollo d’Intesa del 2011!

La nota conclude sull’aspetto della sicurezza:

“Non è saggio allentare i vincoli ambientali (bonifica) e della sicurezza – come chiesto dalle Società petrolifere  in sede di Commissione Permanente della Camera dei Deputati – quali strumenti di sostegno al settore petrolifero; rincorrere paesi come Cina e India significa mettere a rischio lavoratori, cittadini e territorio più di quanto già lo sono per le caratteristiche di questi impianti che, a differenza di paesi dagli spazi enormi (Stati Uniti – Cina – India – Iraq – ecc.) in Italia sono stati realizzati e ingranditi a ridosso delle città (come Falconara Marittima).

Staff Cittadini in Comune

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La sentenza di appello per il tragico incendio del 1999 alla raffineria API: una luce nella nebbia dell’oblio istituzionale!

dignitàIl processo di appello per l’incendio alla raffineria API del 25 agosto 1999 in cui morirono gli operai Ettore Giulian e Mario Gandolfi ha stabilito la responsabilità della Dirigenza tecnica dell’Azienda. Tra 90 giorni ne conosceremo i motivi.

I cittadini falconaresi dei Comitati dei quartieri Villanova e Fiumesino e il Comune di Falconara Marittima (quest’ultimo fino al 2005) – in qualità di Parti Civili riconosciute dal Tribunale –  avevano sempre sostenuto che quanto accaduto aveva relazione con  prassi aziendale non corrette, conosciute e tollerate dalla dirigenza di API raffineria, nonché con l’organizzazione dei controlli manutentivi degli impianti coinvolti.

Tenacemente, dopo il giudizio di primo grado (4 maggio 2005)  che assolse i vertici aziendali con l’equivalente della vecchia formula dubitativa, gli avvocati (Crispiani – Pesaresi – Pirani) di quei Comitati di cittadini e del Comune chiesero motivatamente al Pubblico Ministero di impugnare la sentenza.

Le ragioni mediante le quali la Procura della Repubblica impugnò la sentenza di primo grado erano e sono esattamente quelle che gli avvocati dei Comitati e del Comune avevano scritto e proposto!

Se all’epoca (dal 1999 al 2005) non si fossero mossi i cittadini, i loro Comitati ed il Comune di Falconara M. non si sarebbe arrivati a questo appello!

Se, successivamente e fino ad oggi, i Comitati dei cittadini non avessero resistito all’oblio che da più parti si è tentato di imporre alla tragedia, non si sarebbe arrivati alla sentenza di appello!

Oblio che nel 2008, con la Convenzione stipulata con API raffineria, l’Amministrazione comunale del Sindaco Brandoni decise di pianificare abbandonando la ricerca della verità e della giustizia, abbandonando la difesa dell’immagine della città che amministrava e amministra ancora oggi.

Il come è agli atti del Consiglio Comunale: chiedendo denaro ai proprietari della raffineria API per rinunciare a sapere, per rinunciare a testimoniare e rappresentare la dignità di Falconara Marittima, per rinunciare a veder verificate dal dibattimento di appello quelle motivazioni studiate, scritte e inviate alla Pubblica Accusa anche da un avvocato nominato dal Comune di Falconara Marittima.

Quelle rinunce vennero e vengono vendute ai falconaresi come un rinnovato clima di collaborazione con l’Azienda!

Ma oggi che quelle motivazioni hanno dimostrato di essere valide e hanno contribuito a stabilire un po’ di giustizia, l’attuale Amministrazione comunale dovrà fare i conti anche con le ripercussioni economiche della sua scelta politica del 2008.

L’Amministrazione Brandoni irrise la richiesta risarcitoria del 2005 del Comune: il danno materiale (creazione di mezzi e organizzazione per la sicurezza dei cittadini) e quello di immagine (Falconara luogo turistico) nonché l’entità del risarcimento richiesto – 20Milioni di Euro – furono schernite proprio dall’Amministrazione Brandoni nella trattativa con i proprietari dell’API (Ugo e Ferdinando Brachetti Peretti)!

La volontà politica di chiudere ad ogni costo tutti i contenziosi penali e civili con l’API ha fatto si che – nel caso della tragedia del 25 agosto 1999 – le valutazioni dell’Amministrazione comunale tenessero in conto solo le motivazioni della richiesta di appello degli imputati API mentre fu “trascurato” un fatto oggettivo e rilevantissimo: le motivazioni dell’impugnazione per l’appello della Procura della Repubblica …

Le motivazioni che hanno vinto l’appello!

In questo documento puoi trovare lo stralcio delle valutazioni dell’Amministrazione Brandoni riguardo al processo penale per il rogo del 25 agosto 1999! Come potrai notare manca proprio qualsiasi valutazione sull’appello della Procura della Repubblica!

Loris Calcina (componente di Cittadini in Comune)

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