IL SINDACO BRANDONI TENTA DI FARE CASSA CHIEDENDO LA RIAPERTURA DELLA DISCARICA DELLE SALINE!
Il centro di trattamento dei rifiuti o la discarica localizzati nel sito delle Saline sarebbe una follia!
A meno di 500 metri c’è il quartiere Tesoro in cui sta partendo il Piano di edilizia popolare che attendeva da anni, l’Area di Falconara è ad Elevato Rischio Ambientale e non può far riaprire una discarica andata ad esaurimento e ancora non completamente bonificata.
Inoltre la massa dei mezzi pesanti in entrata e uscita strangoleranno i falconaresi con una morsa aggiuntiva di inquinanti.
E’ vero: la Provincia di Ancona è in gravissimo ed inaccettabile ritardo rispetto al centro di trattamento dei rifiuti della Baraccola e rispetto alla discarica del Bacino 1 e se le cose non cambieranno al più presto tutti i Comuni saranno penalizzati nei costi da sostenere per il conferimento dei rifiuti.
Tutti i Comuni dovrebbero sbattere i pugni per la insostenibile situazione determinata dalla Provincia!
Ma il Sindaco di Falconara non può fare il furbo e tentare di farsi pagare per la riapertura della discarica delle Saline perché se da una parte le casse dell’Amministrazione avranno una boccata di sollievo ciò avverrà dispensando mefitiche boccate di aria malsana ai cittadini falconaresi!
Una parte della soluzione, però, il Sindaco Brandoni ce l’avrebbe:
ha avviato, come pure i Comuni confinanti, la raccolta differenziata e dunque sarebbe opportuno sedersi attorno ad un tavolo ed insieme a quei Comuni localizzare un adeguato capannone in area industriale – il più isolata possibile – per organizzare il compostaggio della frazione umida dei rifiuti.
Si eviterebbe il trasporto in altri siti (forse addirittura fuori regione!) e non si aggraverebbero i costi per l’Amministrazione e i cittadini.
Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara Marittima)
Quota di solidarietà sul gas: CiC CHIEDE CON URGENZA LA COMMISSIONE E L’AUDIZIONE DELL’ADICONSUM!
Non sarà un “tesoro” ma sicuramente è una somma utile per quelle famiglie più svantaggiate delle altre e in difficoltà a fronteggiare la crisi economica.
Di fatto quel Fondo di 14.000 Euro c’è ed è stato approvato dal Consiglio comunale del 31/3/2009 con il Relazione previsionale e programmatica 2009/2011: figura alla voce “proventi dal CAM e da Società partecipate (…) quota aggiuntiva tariffa gas“!
Fondo che in base all’art. 10 della delibera 170/2004 del AEEG “CONTRIBUTI A FAVORE DI CLIENTI ECONOMICAMENTE DISAGIATI, ANZIANI E DISABILI” il Comune di Falconara Marittima aveva la facoltà – e non l’obbligo! – di attivare sulla bolletta del gas metano.
Insomma, una sorta di indolore tassa di solidarietà per le fasce sociali più deboli!
Dunque se questo Fondo è stato attivato – ed è riscontrabile nelle fatture del 2008 e fine 2007 della Società distributrice del gas metano (Prometeo SpA) – l’Amministrazione comunale ed il settore Servizi sociali non potevano destinare quel denaro ad altro, anche se fossero state attività degli stessi Servizi Sociali!
La delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas è chiara: quella piccola tassa è autorizzata solo per lo scopo indicato dall’art. 10, tanto che la Società Prometeo è obbligata a notificare all’AEEG il prelievo effettuato dal Comune!
Se quel Fondo è stato utilizzato per altri scopi – seppur di sostegno sociale – i cittadini che necessitano del sostegno del Fondo si trovano nella condizione di essere stati discriminati, mentre altri si sarebbero avvantaggiati per altri interventi …
Insomma una situazione di “guerra tra poveri” indotta da un comportamento scorretto e inaccettabile dell’Amministrazione comunale falconarese!
Quello che è accaduto con il caso della cittadina falconarese sollevato dalla associazione dei consumatori ADICONSUM!
Per questo motivo la Lista Civile Cittadini in Comune ha chiesto la urgente convocazione della Commissione consiliare VI^ che preveda l’audizione del Segretario regionale dell’ADICONSUM e che consenta ai Consiglieri comunali componenti di prendere visione e valutare gli atti della Giunta comunale che attualmente non sono reperibili sul sito web del Comune.
Si tratta di:
- Delibera di Giunta di adesione al regime di cui all’art. 10 della Delibera 170/2004 del AEEG “contributi a favore di clienti economicamente disagiati, anziani e disabili“,
- Eventuale richiesta di Prometeo al Comune per esprimersi in merito all’adesione e all’eventuale quota addizionale da applicare;
- Atto del Dirigente competente per la determinazione dei criteri di concessione dei contributi da destinare agli utenti disagiati, con particolare riferimento all’individuazione dei beneficiari, nel rispetto di quanto previsto dal sopraccitato art. 10 della delibera 170/2004;
- Informativa e/o bando per i cittadini curato e diffuso dall’Amministrazione comunale,
- Sapere come sono stati utilizzati i soldi di quel Fondo.
Infine una annotazione: nella ricerca sulle fatture del gas metano per gli anni 2006 e parte del 2007 non è riscontrabile quella quota di solidarietà.
Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma)
VERTENZA API: SE SI ELUDE UN PROGETTO FUTURO FORTEMENTE ORIENTATO VERSO LE FONTI RINNOVABILI, PERDEREMO TUTTI!
Come è noto, più volte abbiamo sostenuto che la questione occupazionale posta dal piano industriale di API raffineria deve essere affrontata non solo in forma difensiva (occupazione e sicurezza) ma anche propositiva.
Secondo Cittadini in Comune oggi i Sindacati ed i Lavoratori devono rimettere al centro dell’azione la propria capacità di progettare la trasformazione futura perché se ci si affiderà alle sole convenienze della proprietà, tra due anni, ci si ritroverà in una situazione simile a quella odierna.
Di fronte alla “bradicardia politica” di Regione Marche e Provincia di Ancona e al cieco opportunismo del Comune di Falconara va avviata una “inedita” alleanza progettuale con i cittadini: che cosa potremmo chiedere di fare in questo territorio alla Holding API?
Ci auguriamo che uno scossone al torpore progettuale e ad una politica miope possa derivare anche dalla recente Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea la quale punta a realizzare entro il 2020, i tre necessari obiettivi comunitari già individuati:
- – il 20% di riduzione dei consumi energetici
- – l 20% di energia prodotta da rinnovabili
- – il 20 % in meno di anidride carbonica immessa nell’atmosfera.
Per fare questo ad ogni Stato viene assegnato un obbiettivo da raggiungere entro il 2020: all”Italia è stato assegnato di raggiungere la quota del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto all’energia consumata finale.
Un “paletto” comunitario che dovrebbe condizionare anche lo sviluppo e la ricerca industriale dato che, rispetto al 2005, l’Italia dovrà più che triplicare la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale di energia: da 5,2% a 17% !
Inoltre la Direttiva europea impone al Governo italiano di impegnare anche ogni Regione al raggiungimento di obbiettivi regionali di produzione di energia rinnovabile rispetto a quella consumata per elettricità, trasporti, riscaldamento e raffrescamento.
Conseguentemente quelle Regioni che si troveranno al di sotto degli obbiettivi stabiliti dovranno adeguare il propri Piani Energetici.
Se prendiamo in considerazione la parte della produzione elettrica, sicuramente essa sarà uno dei settori in cui si dovrà dare un fortissimo impulso all’uso delle fonti rinnovabili ed è molto probabile che anche le Marche dovranno adeguare il proprio PEAR anche sotto tale profilo!
In sostanza si presenterà LA FORMIDABILE POSSIBILITA’ DI RILANCIARE CON ANCORA PIU’ FORZA LA VOCAZIONE VERSO LE FONTI RINNOVABILI DEL PEAR.
Ciò perché, nonostante i progressi nella implementazione della produzione elettrica da fonti rinnovabili, l’Italia rimane ancora indietro rispetto al resto d’Europa.
Si guardi a tale proposito il grafico di fonte GSE riguardo agli obbiettivi da raggiungere entro il 2010 dai vari paesi europei in base alla Direttiva 2001/77/CE del 27/9/2001 sulla “Promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità“.
Se poi il dato viene disaggregato su base regionale (sempre fonte GSE), possiamo notare che le Marche – rispetto alla scadenza del 2010 – sono soltanto al 7,1% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rispetto a quella consumata, contro un obbiettivo del 22% … la terza parte!
Raffrontando il precedente grafico del GSE con i dati della “situazione del comparto elettrico al 2015 tenuto conto degli investimenti previsti dal PEAR” (fonte Regione Marche) emerge che se al 2015 il fabbisogno di energia elettrica sarà di 10.267 GWh, essere in grado di produrne il 22% con fonti rinnovabili significherebbe passare dai previsti 757 a 2.250 GWe e, inoltre, significherebbe quasi pareggiare consumi e produzione di energia elettrica!
PEAR Marche previsione al 2015
Dunque ci sarebbe molto da lavorare e da creare per raggiungere questi obbiettivi e proprio su questo aspetto, su quello che Gianni Silvestrini (Direttore scientifico del Kyoto Club) definisce la “PRODUZIONE DI TECNOLOGIE” si evidenziano le potenzialità, occupazionali e di ricerca nel settore delle energie rinnovabili sul quale o ci si inserisce subito o si rimarrà tagliati fuori.
Ci sono tutte le condizioni per creare una forte filiera industriale in cui anche API Nòva Energia potrebbe inserirsi con competenza al fianco delle imprese marchigiane che già lo fanno con altrettanta competenza!
Ma, citando ancora Gianni Silvestrini a proposito del fotovoltaico, è necessario che “le politiche governative devono essere commisurate alla creazione di una forte presenza nazionale in questo settore strategico. Occorre cioè creare nel corso del prossimo decennio un’industria solare competitiva sui mercati internazionali. La politica della domanda interna deve essere funzionale a questo obiettivo. Lavorare per un ampio mercato interno senza creare le condizioni per un’incisiva produzione italiana sarebbe una scelta miope e perdente. Per raggiungere questo fine occorre quindi una decisa azione di Governo e va sollecitato l’impegno delle imprese italiane, a iniziare dall’Eni che ha mantenuto nel fotovoltaico una presenza di basso profilo, scelta assolutamente incomprensibile nella nuova fase di crescita tumultuosa del mercato.”
Dunque, si ritorna all’inizio: con un PEAR che ha posto seriamente le basi ed ha avviato una politica energetica innovativa mirata alle fonti rinnovabili e che dovrà essere potenziato in questa direzione, la politica della Regione Marche deve essere decisamente consequenziale, direzionata per favorire e promuovere la attuazione delle potenzialità industriali che ne scaturiscono e che hanno poco tempo per essere colte.
E’ qui che Sindacati, Lavoratori e cittadini devono e possono intervenire insieme e decisamente!
Il più presto possibile!
Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma)
LAVORATORI API: DIFFIDATE DELLE ATTENZIONI INTERESSATE DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI FALCONARA MARITTIMA!
Comunicato STAMPA del 29/10/09:
Premesso che Cittadini in Comune non ha mai polemizzato con l’Associazione Punto a Capo sul teleriscaldamento, cogliamo l’occasione per valutare che la documentazione pubblicata dai Comitati sul sito http://www.comitati-cittadini.org/ a supporto della insostenibilità del teleriscaldamento è inconfutabile!
Con documenti alla mano si evince chiaramente come del progetto delle due centrali termoelettriche soltanto quella da 60 MWe sarebbe necessaria per il teleriscaldamento.
Il quale, anche questo è chiarissimo dalla stessa documentazione API/Università di Ancona, non servirebbe le singole utenze dei cittadini ma i grandi poli di consumo.
Piuttosto polemizziamo con il Popolo della Libertà il quale per puro tornaconto di poltrona – il denaro che API Nòva Energia verserà nelle casse del Comune qualora realizzi le centrali – nasconde il “fiato corto” della soluzione centrali rispetto alla chiara intenzione dell’API di chiudere progressivamente la raffinazione.
I lavoratori dovrebbero diffidare della “interessata” attenzione dell’Amministrazione comunale di Falconara Marittima la quale ha tutto da “guadagnare” se Sindacati, Lavoratori e Regione Marche non costringeranno l’API ad affrontare il nodo futuro di cosa farà l’Azienda su questo territorio!
Se dovrà essere una Azienda che garantirà anche posti di lavoro ha una sola alternativa: adeguarsi al Piano Energetico Regionale ed investire sulla intera filiera delle energie rinnovabili!
Loris Calcina (capogruppo Lista civile Cittadini in Comune – Falconara Marittima)
ARRETRAMENTO FERROVIA ADRIATICA: alcune cose da augurarsi!
In primo luogo c’è da augurarsi che le dichiarazioni dell’Assessore Pasquini contro l’arretramento della linea ferroviaria siano esternazioni personali dato che una prospettiva così importante dovrebbe essere affrontata collegialmente dall’Amministrazione comunale di Ancona e dal suo Consiglio comunale!Ma il nostro augurio – e la speranza – è che la prospettiva dell’arretramento della linea ferroviaria adriatica riprenda quota non solo elettoralmente ma concretamente cercando di capire che in primo luogo va evitato di spendere inutilmente denaro per l’angusto arretramento previsto da Marina di Montemarciano al quartiere Villanova di Falconara Marittima! Progetto di RFI gretto e tombale per qualsiasi altra prospettiva futura!
Ecco, questo l’On. Mario Baldassarri non lo ha voluto capire quando lo abbiamo detto nel Consiglio comunale aperto di Falconara Marittima del Luglio 2008 e continuerà a non capirlo se si ostinerà a sostenere l’attuale progetto di RFI che, lo ripetiamo fino allo sfinimento, è valido per la parte di collegamento con l’Interporto ma non per ciò che riguarda l’arretramento della linea dalla costa.
Al contrario, l’idea/progetto della Provincia di Ancona – elaborata dall’Ing. Giuseppe Marconi su input dell’ex Presidente Giancarli – prevede un arretramento della linea ferroviaria da Senigallia ad Ancona, un raccordo con il porto per l’uscita dei container e, importantissima, una metro leggera o tranvia veloce che darebbe soluzione alla mobilità urbana e suburbana che strangola le nostre strade!
Un progetto, quello della Provincia, che darebbe soluzione sia al problema della ferrovia inglobata dall’API sia alla necessità di eliminare la barriera ferroviaria sulla costa aprendola alla tranvia veloce e alla valorizzazione turistica.
Se l’On. Baldassarri e la Regione Marche si ostinano a non capire questo andremo verso lo spreco di denaro per il mini/arretramento da Marina al quartiere Villanova di Falconara senza dare una prospettiva di sviluppo al territorio.
Purtroppo la Regione Marche non ha mai voluto capire l’idea/progetto della Provincia, tanto che l’ex Assessore alle Infrastrutture Loredana Pistelli affermò che la Regione non aveva mai ricevuto il progetto della Provincia.
Ci auguriamo che l’attuale Assessore di Ancona Pasquini, invece, lo abbia visto quando era Dirigente in Regione!
C‘è da augurarsi che la Regione riveda – in accordo con Provincia e Comuni interessati – al più presto l’attuale pessimo progetto di RFI per la parte che riguarda il nodo di Falconara Marittima, altrimenti non ci sarà alcun arretramento ma solo propaganda elettorale!
Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara Marittima)
Consulta il “progetto” della Provincia e nota se tra i destinatari figura la Regione Marche!
- Studio prefattibilita’ riassetto sistema ferroviario e metropolitano della Provincia di Ancona
- >> Per approfondire il progetto “Bypass”
VERTENZA API: la Famiglia Brachetti Peretti si disimpegnerà progressivamente dalla raffinazione del petrolio? Urge un progetto sulle fonti rinnovabili come quello concordato in Calabria!
Data la situazione petrolifera internazionale e nazionale (costante innalzamento dei costi e riduzione dei consumi) verosimilmente la famiglia Brachetti Peretti, per il sito di Falconara Marittima, potrebbe decidere di disimpegnarsi dalla raffinazione del petrolio, commercializzare i prodotti finiti ma continuando ad investire sulle condizionanti e sempre più costose fonti fossili (metano).
L’attuale Piano industriale API per il sito di Falconara Marittima rivela le reali intenzioni della proprietà: investimenti soltanto in grado di garantire alti profitti per l’azienda ma a bassissima intensità occupazionale! E’ questa la sintesi del progetto delle centrali termoelettriche per la produzione di energia elettrica (max 20/25 occupati a fronte dei 140 esuberi annunciati!) e del cosiddetto “rigassificatore” offshore.
Che le centrali termoelettriche proposte da API non siano la soluzione all’attuale vertenza lo hanno chiaramente detto anche le Rappresentanze Sindacali dei Lavoratori, la Regione Marche e la Provincia di Ancona (non il Comune di Falconara!).
Il Presidente di API Nòva Energia – Ferdinando Brachetti Peretti – sa dove andare tanto che ha dichiarato più volte che il 75% degli investimenti del gruppo è rivolto alle fonti rinnovabili!
Infatti entro la fine del 2009 il Governo dovrà definire il “burden sharing” chiesto dalla Direttiva 2001/77/CE, cioè l’attribuzione ad ogni Regione di uno specifico obbiettivo di energia verde da raggiungere. Per il solo comparto dell’elettricità questo significherà che le Regioni che non lo hanno raggiunto già nel 2010 dovranno coprire il 22% dei propri consumi mediante elettricità prodotta esclusivamente attraverso fonti rinnovabili!
Oggi la Regione Marche è soltanto al 7,1% e questo significa che c’è di fronte alle imprese marchigiane un intero settore da sviluppare in termini di filiera: dalla produzione del silicio al pannello fotovoltaico, alla realizzazione dell’impianto, alla ricerca ed innovazione necessaria per il miglioramento dei rendimenti! Lo stesso dicasi per il settore eolico.
La Società API saprebbe fare bene anche questo ed ha concordato di farlo in Calabria con la cui Giunta Regionale ha stipulato un Accordo per investire 500 Milioni di Euro!
Perché non nella nostra Regione o nella nostra Provincia?
E’ chiaro che in tutto questo entra in gioco la politica a livello regionale e provinciale poiché, in primo luogo, per chiarire definitivamente che la strada da intraprendere è quella delle energie rinnovabili come stabilito dal PEAR, va rivisto il Protocollo di Intesa che la Regione Marche stipulò con API raffineria a Giugno del 2003.
Un Protocollo da ripulire da ambiguità quali “polo energetico ambientalmente avanzato” e da emendare con certezze come “polo per la progettazione e la produzione di energia dalle fonti rinnovabili“, il quale permetterebbe alla Società API di avviarsi anche verso l’idrogeno come energia da produrre dall’utilizzo delle rinnovabili!
Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara Marittima)





