Workshop API raffineria: Cittadini in Comune interviene e critica i progetti in contrasto con il Piano Energetico Ambientale Regionale!

Noi Al fine di contribuire ad una completa informazione, la Lista Civile Cittadini in Comune è intervenuta con il proprio capogruppo consiliare Loris Calcina nel corso del workshop API “Sicurezza e Ambiente”.

“Ho apprezzato l’intervento dell’Assessore all’Ambiente della Regione Marche che ha ribadito e difeso gli obbiettivi individuati dal Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR). Risparmio, piccole e medie centrali a cogenerazione e fonti rinnovabili sono obbiettivi da potenziare. In relazione a quanto dichiarato dall’Assessore Donadi” – ha dichiarato Loris Calcina – “ho chiesto all’Ing. Cogliati perchè l”Azienda si ostina a progettare opere in totale contrasto con il PEAR. Questo stante anche lo Schema di sviluppo strategico alternativo area API elaborato dal Gruppo di esperti  per conto della Regione Marche e la Provincia di Ancona. Quello Schema indicava, tra le altre opzioni alternative, anche la costruzione di una società mista per l’attuazione degli interventi di cogenerazione distribuita nonchè per l’attuazione del PEAR. Come dire” – conclude il consigliere della Lista CiC – “una strada nuova si produzione energetica sostenibile, occupazione e sviluppo delle rinnovabili !”

Ricordiamo a tale proposito che quello Schema alternativo era stato elaborato da esperti del calibro di Tiziano Treu, Edo Ronchi, Giovanni Marsili, Fabio Polonara, Patrizio Bianchi e Stefano Pareglio e che era stato assunto dalla Regione con Delibera di Giunta n° 579 del 4/6/2007.

Staff Lista Civile Cittadini in Comune

Finalmente qualche soldo arrivèrà a Falconara

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 Dopo più di quattro anni da quel settembre in cui metà territorio comunale andò sott’acqua, finalmente è arrivata la notizia che tutti aspettavano: arriveranno i soldi per la sistemazione dei fossi !  Non tantissimi (1,5 milioni per Castelferretti e 1,4 per Fiumesino), ma probabilmente sufficienti se adoperati con competenza.

Una buona notizia della quale tutti ora si vogliono prendersi l’esclusiva e il merito… ma va bene così, perchè l’importante è il risultato.

Per questo sento, da cittadino, il dovere di dire grazie a chi, nell’Amministrazione comunale, si è impegnato su questo fronte. Grazie anche a chi, in Regione, ha accreditato la richiesta locale. Ma un mio personale Grazie va soprattutto ai cittadini di Castelferretti, per la loro tenacia e la loro decisione nel rivendicare i loro diritti.

Forse è un caso che questa notizia arrivi proprio a breve distanza dalla consegna a tutti i politici responsabili della Diffida firmata da oltre duecento castelfrettesi. Diffida che, in caso di nuova calamità, individua precise responsabilità individuali nelle persone che ci amministrano. Si, forse è solo un caso. Tuttavia non so dire se, a fronte di un silenzio indifferente dei cittadini, questi soldi sarebbero mai arrivati… A voi la risposta.

Ora però non bisogna abbassare la guardia. Per prima cosa perchè tra il dire e i fare possono passare altri anni. In secondo luogo perchè i cittadini devono stare attenti all’uso che si farà di questi soldi – che sono i “loro” soldi.

Occorre vigilare perchè non accada, ad esempio, che corsi di acqua pubblici come la Rigata – la cui tenuta in efficienza idraulica è responsabilità dell’Api che lo ha intubato – vengano deviati dal loro corso semplicemente perchè questo “conviene” a qualcuno. Occorre vigilare affinchè gli interventi proposti non si risolvano in semplici manutenzioni o adeguamenti che ci faranno ritrovare daccapo dopo pochi anni dalla realizzazione, così come accade annualmente con gli interventi di ripascimento costiero, dove si buttano letteralmente a mare milioni ogni anno senza risolvere nulla, per la felicità di chi lavora nella movimentazione delle ghiaie.

Ora che abbiamo riempito la barca di risorse, bisogna agire con forza sul timone perchè la direzione in cui saranno spesi questi soldi sia davvero quella giusta.

 

 Carlo Brunelli

SCHEMA DI SVILUPPO STRATEGICO ALTERNATIVO AREA API: tutti fingono di dimenticarsene … Cittadini in Comune NO!

senza titolo Nessuno può far finta che non esista!

Per prima, la Regione Marche.

E’ lo “Schema di sviluppo strategico alternativo area API” elaborato dal Gruppo di esperti nominato con Delibera 21 Dicembre 2004 dalla Giunta Regionale delle Marche a seguito della risoluzione del Consiglio Regionale del 15 Dicembre 2004.

La Giunta Regionale, con Delibera 579 del 4/6/2007, prese atto degli esiti del Rapporto finale di quello Schema. Schema di sviluppo strategico alternativo area API

L’istruttoria generale dello Schema sottolineò che il Protocollo di Intesa tra Regione Marche e API raffineria era sostanzialmente fallito nel tentativo “di istaurare una relazione integrata tra l’azienda il territorio e le politiche regionali in campo energetico“!

L’API veniva individuata come la responsabile del fallimento poiché “si è limitata solamente ad apportare all’impianto di raffinazione quei miglioramenti routinari imposti dal quadro normativo in materia di sicurezza in continua evoluzione o richiesti da una maggiore efficienza dei processi produttivi in una logica tutta industriale“.

Il Gruppo di Esperti continuava dicendo che “non si è lontani dalla verità quando si afferma che l’unico dato di fatto in progressivo presumibile peggioramento sia il permanere del danno ambientale“.

Di fronte a questa individuazione delle responsabilità, oggi non è pensabile lasciare il futuro dell’occupazione, del territorio e dei cittadini in mano agli attuali progetti della Società API (altre 2 centrali termolettriche e un rigassificatore), né è pensabile che la Regione Marche si arroghi il diritto di trattare da sola e con l’API il futuro di questo pezzo della regione.

Sul futuro e per la eventuale riscrittura di un accordo con la Società API, la Regione Marche deve chiamare al tavolo la Provincia, i Comuni minacciati sanitariamente ed economicamente dalle attività della Società API; deve chiamare a quel tavolo le categorie economiche del turismo e della pesca che rischiano quotidianamente di essere cancellate dai rischi delle attività dell’API!

E tutti – Sindacato e lavoratori API in testa – devono ripartire da quello Schema elaborato da esperti del calibro di Tiziano Treu, Edo Ronchi, Giovanni Marsili, Fabio Polonara, Patrizio Bianchi e Stefano Pareglio che individuava:

Rispetto allo sviluppo strategico alternativo del sito API il Gruppo di Esperti relazionò che esso passava “necessariamente per la riqualificazione del territorio e la riqualificazione del territorio può iniziare da un piano idoneo a coinvolgere (…) le forze economiche e sociali con l’obbiettivo di ridurre l’attuale impatto delle attività che vi si esercitano sino alla progressiva loro conversione il polo energetico di fonti rinnovabili con funzioni produttive, distributive, di ricerca applicata e di servizi tecnici al territorio e di paternariato industriale“.

Altro che nuove centrali e rigassificatore!

Loris Calcina (capogruppo Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma)

L’INACCETTABILE RICATTO DI API RAFFINERIA E’ FRUTTO DEGLI ERRORI DELLA PROPRIETA’! E’ ora che i Sindacati rivendichino gli investimenti di API sulle rinnovabili qui, nella nostra zona! Questo significherebbe ragionare in termini di salvaguardia degli attuali livelli occupazionali!

Quello che sconcerta dei Sindacati dei lavoratori della raffineria API è la totale ed acritica adesione ai progetti della proprietà!

Eppure il Sindacato dovrebbe saper dire qualcos’altro in una situazione certamente meno critica di altre!

Pertanto, visto che sono taciuti, è bene chiarire alcuni aspetti rilevanti della vicenda.

  1. Tra i settori produttivi colpiti dalla crisi, quello della raffinazione dei prodotti petroliferi è sicuramente il meno colpito poiché non esiste – allo stato attuale – alcuna alternativa che stia soppiantando l’egemonia del motore alimentato da benzina, gasolio o gpl! C’è un calo dei consumi dovuto ad una maggiore efficienza dei motori e alla crisi stessa. Però, per quello che riguarda la raffineria ospitata a Falconara M.ma, essa rimane logisticamente strategica per produzione e distribuzione.
  2. Incrociando le valutazioni degli analisti del settore petrolifero emerge che se API raffineria sta scontando più degli altri gruppi petroliferi italiani la crisi ciò è dovuto:
  • alla necessità di riequilibrare una situazione debitoria particolarmente pesante dopo l’acquisizione di IP.
  • Ad un calo di profittabilità determinato dalla scelta – risalente a circa 10 anni fa – di aver investito maggiormente sulla raffinazione della benzina piuttosto che sul gasolio come hanno fatto i Moratti con la SARAS!

Inoltre, nel 2006 scriveva http://www.finanzablog.it/categoria/notizie “la società della famiglia Brachetti Peretti presenta un indebitamento di oltre 887 milioni di euro, rispetto ad un patrimonio netto di 382 milioni di euro. Un valore decisamente elevato rispetto ai principali competitor italiani quali Erg e Saras“.

Allora i Sindacati hanno il dovere di dire pubblicamente che oggi i lavoratori dell’API subiscono la crisi più di altri del settore petrolifero a causa degli errori o della non oculatezza dei Brachetti Peretti!

E’ giusto che quegli errori siano tradotti nel ricatto che oggi la Società fa pesare su lavoratori e cittadini pretendendo la costruzione di due nuove centrali termoelettriche e del rigassificatore?

Ma c’è anche un altro settore della Società API, la parte che non abita a Falconara M.ma e che anche il Sindacato dimentica: è il settore delle energie rinnovabili per le quali Ferdinando Brachetti Peretti ha annunciato (Novembre 2008) che “i tre quarti dei nostri investimenti nei prossimi sei anni saranno puntati sulle fonti rinnovabili: spenderemo tre miliardi di euro per ampliare il nostro portafoglio nel campo del sole, del vento e delle biomasse”.

3Miliardi di Euro per le rinnovabili contro i 700Milioni di Euro che saranno investiti per le centrali termoelettriche ed il rigassificatore!

Pensiamo che questo dovrebbe far riflettere i Sindacati sul che cosa andare a chiedere alla Regione Marche dato che, nel territorio regionale, ce ne sarebbe di lavoro da fare per raggiungere l’obbiettivo assegnato del 17% di rinnovabili sull’energia primaria a partire dall’attuale striminzito 7% regionale!

Portare gli investimenti sulle rinnovabili qui, nella nostra zona, significherebbe ragionare in termini di salvaguardia degli attuali livelli occupazionali!

“Un obbiettivo che comporta nel giro di soli 10-11 anni la moltiplicazione di due o tre volte dell’attuale produzione di energia da fonti pulite sia elettriche che termiche, oltre che per i biocombustibili” sostiene l’Ing. Gianni Silvestrini!

Ecco perché non è accettabile il ricatto periodico di API raffineria e, ancora di più, non è accettabile il comportamento dei Sindacati che stanno nuovamente trascinando i lavoratori verso lo scontro sociale come accadde con il rinnovo della concessione nel 2003.

Ma stavolta rischiano di scontrarsi non solo con la città di Falconara ma anche con le città vicine che hanno capito quanto il futuro di occupazione e sviluppo di turismo e pesca nonché energetico sia una partita non più delegabile a Regione e Società API, con il Sindaco Brandoni nella parte del cameriere di turno pronto a servire gli aperitivi per raccogliere le briciole!

Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma)

ULTIMA ORA CAM SpA: CONTRO L’OSTRUZIONISMO DEL PdL, CiC e PD CHIEDONO CONGIUNTAMENTE IL CONSIGLIO COMUNALE URGENTE!

Il Presidente del Consiglio Comunale di Falconara Marittima si è presentato in Conferenza dei Capigruppo consiliari senza la data del Consiglio urgente sulla questione CAM SpA, assise chiesta da Cittadini in Comune il 2 Novembre scorso.

Il Presidente ha proposto, in alternativa, una Commissione Consiliare con l’audizione dell’AD di Marche Multiservizi/Hera.

CiC ha ribadito che la Commissione consiliare può avere un valore puramente tecnico per le spiegazioni che possono essere chieste all’AD di MMS/Hera circa la rinuncia a partecipare alla Gara d’Appalto indetta da ConeroAmbiente.

Ma il Consiglio Comunale è irrinunciabile poiché ha un altro compito: verificare se gli indirizzi votati dallo stesso sono ancora validi – fusione e “propedeutico” affitto d’azienda – alla luce delle scelte di MMS/Hera le quali, ad avviso di CiC – stanno determinando un evidente impoverimento dell’Azienda CAM e la scelta di un percorso di gestione dei rifiuti fallimentare per la città.

Il capogruppo del PdL, Clemente Rossi, ha motivato il rifiuto della maggioranza di confrontarsi sul futuro del CAM e delle sue maestranze in Consiglio Comunale dicendo che “in merito non ci sono state novità“!

Intanto, però, a causa della decisione di MMS/Hera di non partecipare alla Gara d’Appalto, il CAM ha perso i servizi a Monte San Vito (porta a porta) e Montemarciano, servizi che svolgeva ricavandone utili!

In conclusione della Conferenza dei Capigruppo, la Lista Civile CiC ed il Partito Democratico si sono accordati a firmare congiuntamente la richiesta del Consiglio Comunale urgente che in base all’art. 2 comma 2 del Regolamento del Consiglio dovrà essere convocato.

Non potrà essere rifiutato!

Infatti CiC e PD insieme superano il numero dei Consiglieri richiesti dall’art. 2 del Regolamento consiliare.

Loris Calcina (capogruppo consiliare Lista Civile Cittadini in Comune – Falconara M.ma)

Il destino del CAM riguarda tutti i falconaresi!

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Il destino del CAM, la prospettiva della gestione futura del servizio rifiuti, non sono questioni che riguardano due aziende private – CAM e Hera / Marche Multiservizi.  Sono cose che riguardano l’intera società falconarese.

Il rifiuto dato dall’Amministrazione Brandoni alla nostra proposta di dedicare un Consiglio comunale ad hoc per discutere della vicenda è un fatto grave e irresponsabile che denota, nella migliore delle ipotesi, una preoccupante sottovalutazione del problema.

Una sottovalutazione che traspare anche dalle affermazioni fatte sulla stampa locale dall’assessore ai Lavori pubblici ed in merito alle quali vorremmo evidenziare alcune contraddizioni di fondo.

Se l’obiettivo finale che si pone Astolfi, e che condividiamo, è quello di ridurre la quantità di rifiuti, allora la strada da perseguire è quella di favorire con decisione l’attivazione di comportamenti virtuosi e di far gravare i costi del servizio su chi invece, in nome della propria comodità, adotta comportamenti che creano danno alla collettività.

Per attivare questa responsabilizzazione civile, basata sui principi di equità e giustizia, occorre in primo luogo ripartire i costi del servizio in modo equo e giusto. L’attuale sistema della TARSU, basata sulla superficie dei locali di proprietà, non è né equa né giusta in quanto non premia affatto il comportamento virtuoso come invece accade con il sistema a Tariffa, dove si paga per la quantità del rifiuto non riciclabile prodotto.

Sappiamo che l’unico modo per attivare un sistema a tariffa è quello chiamato del “porta a porta”.
Si dice però che il porta a porta è un sistema “scomodo”, ma si tratta in realtà di assumere una diversa abitudine rispetto alla quale la gran parte dei cittadini è già preparata.

Si dice che è un sistema “costoso” ma non si chiarisce che, se è vero che in una prima fase può determinare un incremento complessivo dei costi, così non è negli anni successivi e soprattutto, il maggior costo graverebbe su chi si comporta male, mentre per chi si comporta bene è dimostrato che la spesa diminuisce da subito.

Quello di cui abbiamo bisogno è di un programma di azioni decise e mirate, non di palliativi. Serve un piano industriale per il CAM che dia certezze ai lavoratori e questo può avvenire agendo anche a scala comunale, visto che a livello provinciale regna il caos più totale…

Un piano industriale che eviti le assurdità attuali come il fatto di dover portare i nostri rifiuti organici a Rovigo!.

Un piano industriale la cui assenza è la vera causa del fallimento della fusione con AnconAmbiente ed il motivo per cui, oggi, il CAM è stato sciaguratamente messo nelle mani di Hera/Marche Multiservizi il cui obbiettivo industriale è la perpetuazione della produzione di rifiuti da mandare a discarica o ad incenerimento.

Una follia in termini di spreco e costi sociali, ma redditizio per i dividendi degli azionisti di Hera.

Attrezzarsi oggi, come Astolfi e la Hera propongono, per operare la raccolta di prossimità significa non solo perdere tempo prezioso ma investire in una direzione sbagliata che porta inevitabilmente all’incenerimento o alla ri-produzione dei rifiuti.

L’errore che l’assessore Astolfi commette  è di credere che la gestione dei rifiuti possa trasformarsi in un business. Se questo accadesse il suo stesso obiettivo finale, quello della riduzione dei rifiuti, sarebbe impossibile in quanto limitativo del vantaggio economico. La produzione dei rifiuti, qualora il rifiuto viene visto come una risorsa, è inevitabilmente destinata a crescere.

La visione propria della Hera – il rifiuto come risorsa – non può essere quella di un Amministratore pubblico che pone al centro del suo operare il bene comune. Per un Amministratore pubblico il rifiuto resta un rifiuto e l’obiettivo resta quello di ridurne la quantità prodotta fino a portarla a zero. Non è impossibile. Basta soltanto volerlo e non farsi distrarre dai cattivi consiglieri.

Loris Calcina & Carlo Brunelli

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