Il 15 ottobre… guardiamo oltre

Scritto il 6 Ottobre 2011 
Pubblicato su Comunicati Lista Cittadini

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La lista civile Cittadini in Comune è nata con l’obiettivo di riportare la politica e la cosa pubblica nelle mani dei cittadini, togliendola ad una casta fatta di partiti, gruppi di affari, consociativismi che riducono la democrazia ad una oligargchia. Una banda di arraffoni che, come gli ultimi anni ci dimostrano, non cambia al cambiare delle bandiere di chi governa la città.

Un impegno, quello della lista civile, volutamente concentrato sulla sfera locale, lì dove il rapporto tra cittadino e politica è più concreto e fattivo, dove è possibile pensare di applicare subito i principi della democrazia diretta e dell’autorappresentazione del popolo.

Ciò non significa tuttavia isolarsi da ciò che accade fuori dal nostro territorio. Ed esistono dei momenti in cui il nostro impegno locale non può non manifestarsi anche a livello sovralocale attarverso una presa di posizione chiara e forte. Se non lo facessimo, anche la nostra azione locale finirebbe con l’essere indebolita, privata di senso.

Quello che sta accadendo nel  Paese, e nel Mondo,  è la manifestazione del crollo di un sistema non solo economico. E’ l’inizio della fine di un’era – quella industriale – e del pensiero filosofico e politico che l’ha caratterizzata.  Ed è la fine di quella stessa Casta che noi vogliamo cancellare dalla nostra città.

L’indignazione che ci ha mosso a fondare la lista civile è la stessa che oggi attraversa le piazze del mondo. Noi in quelle piazze ci siamo già da due anni. Quelle piazze sono il nostro “luogo naturale” di identificazione.

Il 15 ottobre è il giorno dell’indignazione, che da Madrid sta  echeggiando in ogni angolo della Terra. In Italia, dove l’indignazione si carica del ribrezzo verso l’immoralità di un’intera classe dirigente, i movimenti di base, i comitati, i centri sociali, tutti coloro che vogliono dire basta con questo modo di fare andranno ad urlarlo a Roma.

Da Falconara partirà un pullman. La lista civile ci sarà ed invita tutti i cittadini indignati di Falconara a salire su quel pullman o raggiungere, con ogni mezzo, la Capitale. Mettetevi in contatto con noi, anche attraverso questo sito, per confermare la vostra presenza.

L’urlo che si leverà per le strade di Roma assomiglierà ad un canto di liberazione. Sarà un urlo molto diverso da quello che Della Valle ha comprato sulle pagine dei giornali e che mira, ancora una volta, a cambiare tutto per non cambiare niente. Sarà un vento che spazzerà via il passato e aprirà le porte al futuro che questa società in declino si ostina a tenere prigioniero.

Carlo Brunelli

Commenti

Un Commento a “Il 15 ottobre… guardiamo oltre”

  1. Marco Pigliapoco il 8 Novembre 2011 22:34

    Carlo, la mia idea è che la democrazia rappresentativa sia un sistema che ormai ha mostrato tutti i suoi limiti, adatta forse ad una società ed un mondo del 19° secolo, ma sicuramente non ad oggi. La “cura alla Democrazia”, la Democrazia con la D maiuscola, non c’è ombra di dubbio che è quella Diretta, quella in cui non si delega, in cui le decisioni finali vengono prese da chi partecipa, non esiste un consiglio, ma una assemblea.
    Già esiste, ad esempio non lontano da noi, in Svizzera (raccontato bene da Paolo Michelotto nel suo libro «Democrazia dei cittadini»), ma forse più per sfiducia che per altri motivi, è difficile (ma non impossibile) da realizzare in Italia. Per cui se ci rimane il sistema attuale, sempre che noi non lo si cambi in ciò che ho detto sopra, l’unico reale cambiamento possibile oggi è sicuramente almeno quello di svuotare completamente il parlamento dagli uomini e riempirlo di donne. La proposta niente affatto provocatoria ma con intenti costruttivi che intendo fare è proprio quella che si candidino come capoliste solo donne e di votare solo i gruppi che mettono a capolista le donne. Ovviamente avendo la possibilità di poter riesercitare la scelta dei candidati, ma sicuramente lo farò nelle elezioni dove già ora è possibile decidere la preferenza. Al di là di tutte le indiscutibili realtà professionali maschili esistenti, uso poco sarcasmo nel dire che serve proprio un cambio d’aria. L’unico reale cambiamento possibile sono le donne. Basta con il parlare dell’alternativa. Il Meccanismo si è bloccato, il sistema è ormai saturo, le carte sono evidentemente scoperte. La soluzione non sta nel diminuire i parlamentari, ma nel cambiare le menti e le parole da usare per fare in modo che di questa era finiscano (concordo con te) “il pensiero filosofico e politico che l’ha caratterizzata”. Esagero, se a capolista di un gruppo volesse presentarsi una donna già parlamentare (di qualunque parte dell’emiciclo), io insisto nel consigliare di preferirla in quanto donna. Nonostante le donne attuali siano il frutto di una amministrazione evidentemente maschile, sono parte dell’unico cambiamento possibile.
    Mi spiego e dico la mia venendo a quello che dici, Carlo, per quanto riguarda il sistema economico-industriale capitalista, del quale non si parla mai aldilà dei termini «guadagno» e «profitto». Il capitalismo è un sistema economico motivato sì dalla ricerca del profitto, ma all’interno di un sistema di prezzi. Quello in crisi non è il capitalismo commerciale (ricerca di profitti dallo scambio di beni), né quello industriale (ricerca di profitti dalla manifattura dei beni), ma sono quello finanziario (che ricerca profitti dalla manipolazione della richiesta di denaro) e più in generale quello che riguarda il «monopolio capitalista» (che ricerca profitti dalla manipolazione del mercato per far sì che il prezzo di mercato e la quantità di venduto siano tali da massimizzare tali profitti) che sono come è noto ciò che svolgono i grandi gruppi bancari internazionali (tipo Goldman Sachs) e le borse (a proposito, nessuno ha mai fatto caso al logo della Borsa Italiana? Dice: «London Stock Exchange Group»… non molto lontano dalla sede GS).
    La rivoluzione industriale non è più il presente, nel presente siamo in piena rivoluzione del credito, un’invenzione totalmente irreale, non esiste in natura una cosa che cresce all’infinito con il tempo.
    Rimanendo in tema, sono stato alla manifestazione di Roma del 15 ottobre 2011 e non ho dovuto aspettare molto per sentire i primi cori contro i vari berlusconi, d’alema, ecc, e il problema è proprio questo: che non siamo pronti. La manifestazione era contro il debito (e nel sistema attuale debt=money) ed ho visto e sentito davvero poche persone consapevoli del problema e invece più persone attente a parlare di sé o della propria lotta. Sarebbe giusto parlare della propria lotta se contestualizzata nella manifestazione all’obiettivo di tutte le questioni: la moneta. Invece così non è stato. Dobbiamo ancora realizzare che bisogna posare a terra le bandiere, tutte. Senza parlare poi del fianco che quei pochi anonimi dai volti coperti hanno dato all’ultimo (spero in tutti i sensi) governo pagato per leccare il culo ai banchieri imperanti. Definendo così che l’obiettivo diventasse non l’azzeramento del debito creato dal nulla ma vincolante per tutti, ma la violenza degli indignados organizzati perché arrabbiati con papà che non gli dà la paghetta e la macchina il sabato sera.
    Un docente americano, Carroll Quigley, non più vivo, ha sviscerato nel suo libro “Tragedy & Hope”, da cui ad esempio si capisce con quali logiche sono stati stabiliti i cambi fra le monete, la storia del mondo ai giorni nostri, e lo cito per concludere (pro)positivamente: «…possiamo essere ottimisti sulle nostre possibilità di tornare alla tradizione della nostra società occidentale e di riprendere il suo sviluppo lungo i suoi vecchi schemi di Diversità Inclusiva».

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