Urbanistica nelle Marche, eutanasia o esecuzione? articolo su Eddyburg.it

Scritto il 19 Febbraio 2009 
Pubblicato su Infrastrutture e Territorio

La vergogna urbanistica in una corrispondenza per Eddyburg.it
Rilanciamo un’articolo pubblicato la scorsa settimana sul sito web Eddyburg.it – il sito attivo dal 2003, si occupa di urbanistica, società, politica.

Cronaca di una realtà a cavallo tra malcostume e malaffare in una terra bellissima, sulla testa dei cittadini e nel silenzio complice degli esperti.

“Un duro colpo è stato sferrato nel 2000 con lo stesso Piano Territoriale di Coordinamento provinciale…Fu la volta poi della modifica della legge urbanistica regionale, avvenuta con la L.R. n.19 del 2001, in base alla quale la Provincia, in sede di istruttoria dei PRG comunali, non interviene più nel merito della qualità del progetto ma “esprime un parere sulla conformità del PRG con la normativa vigente e con le previsioni dei piani territoriali.
Verificare la conformità di un PRG rispetto ad un PTC costruito essenzialmente da direttive ed indirizzi, non aventi cogenza normativa, significa poter potenzialmente approvare di tutto.Il caso della “Quadrilatero Umbria-Marche” è soltanto la più nota di una serie di operazioni decise completamente all’interno delle stanze istituzionali ma che non per questo possono dirsi immuni da evidenti interessi di natura privata. La “Quadrilatero” è un vero e proprio atto di pianificazione territoriale, non previsto da alcun regolamento che disciplina l’attività di pianificazione, attraverso il quale vengono espropriati terreni in funzione di operazioni immobiliari la cui necessità o strategicità non è motivata da alcuna analisi di tipo urbanistico, ma soltanto dalla possibilità di ricavare risorse economiche per realizzare infrastrutture anch’esse stabilite con l’intesa Stato-Regioni, senza alcuno spazio dato allo studio di alternative possibili.
A Falconara è accaduto che qualcuno ha messo in discussione la scelta di aderire al progetto Quadrilatero. Invece dell’avvio di un dibattito nei contenuti si è assistito ad una snervante pressione da parte della Regione, operata attraverso le strutture di partito, affinché Falconara non scardinasse l’intera costruzione con una eventuale fuoriuscita dall’accordo.

D’altro canto però alle Amministrazioni locali viene assicurata la pressoché totale potestà di intervento nel proprio territorio…Il caso della Variante urbanistica di Falconara, già nota come la Variante-scandalo di Montedomini, è un caso esemplare. Il Comune di Falconara, dove è presente una Raffineria e sono individuati diversi siti inquinati di interesse nazionale, è posto al centro di un’area che nel 2000 è stata dichiarata ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e che, come tale, è soggetta ad un Piano di Risanamento, approvato nel 2004, tendente a ridurre le pressioni sull’ambiente.

Per le ingenti problematiche ambientali e sanitarie, evidenziate da un recente studio epidemiologico, la popolazione di Falconara negli ultimi anni è in costante calo, passando dai 30.000 abitanti negli anni ’90 agli attuali 27.000.

Il PRG di Falconara è stato approvato nel 2003 e fino ad oggi è stato realizzato non più del 25% della sua capacità edificatoria.
La Variante prevede la “traslazione” della edificabilità prevista in un’area soggetta a sopravvenuto vincolo del Piano di Assetto Idrogeologico, in quanto esondabile, in un’altra area, a destinazione agricola nel vigente PRG, usufruendo di quanto previsto dalla legge 308/2004 meglio nota come Legge Matteoli.

Questa traslazione però comporta un incremento del 100% della SUL prevista dal PRG, in modo da “soddisfare” anche la proprietà ospitante. Gli abitanti teorici insediabili passano quindi da 400 a 900, tenuto conto che la variante coinvolge anche altre realtà minori in un ridisegno di una vasta area di 28 ettari, a fronte di un utilizzo di circa 4 ettari previsti dal piano vigente. Occorre poi precisare che questi 28 ettari insistono su un’area ove il PRG, adeguato al Piano Paesistico Ambientale Regionale, pone un vincolo di tutela integrale (inedificabilità) del paesaggio storico e rurale. L’area interessata infatti si estende nel basso pendio di una collina dominata dalla cinquecentesca villa di Montedomini ed a fianco di un interessantissimo complesso edilizio storico che comprende una chiesa con affreschi del ‘400. Grazie a questa “operazione” i privati garantiscono, attraverso un processo di monetizzazione preordinato, quasi 3 milioni di euro con i quali si può chiudere il bilancio preventivo 2008.

Nel corso dell’istruttoria, la Provincia di Ancona si accorge che la Variante è in effetti soggetta a VAS ed a VIA, ma invece di restituire il Piano per la rielaborazione, avvia “a posteriori” la procedura di VAS senza alcuna forma di evidenza pubblica e posticipa la VIA alla fase attuativa della lottizzazione.

Con due diverse interrogazioni, alcuni rappresentanti politici chiedono chiarimenti in merito alla legittimità di tale procedura. La Provincia ribadisce che la procedura è conforme alla legge, mentre la Regione afferma il contrario ed invita la Provincia a ripensarci pur sottolineando che non è compito della Regione dirimere la questione, ma dell’autorità giudiziaria!

Assistiamo quindi già a procedure che vengono stabilite a tavolino attraverso pseudo-intese interistituzionali. In altri termini, una volta che i soggetti politici che governano le istituzioni raggiungono un accordo, il problema è risolto, al di fuori di qualsiasi verifica qualitativa e di tipo disciplinare.

Le Marche sono note nel mondo per la straordinaria armonia che emana dal suo paesaggio rurale. Questo paesaggio rischia oggi seriamente di morire nell’indifferenza, salvo imbalsamarne alcune porzioni da offrire a turisti dilettanti in fotografia. Non so dire se si tratti di eutanasia o di assassinio volontario, ma poco mi importa. Ciò che importa è la gravità della perdita.

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