APPALTO DELLA MENSA: IL NO DI CITTADINI IN COMUNE … L’UNICO!

La mensa. Tratto da TITEUF di Philippe ChappuisESTERNALIZZAZIONE SERVIZIO di REFEZIONE SCOLASTICA
- I MOTIVI DEL NOSTRO VOTO CONTRARIO -Come è noto, la Lista Civile Cittadini in Comune è stata la sola in Consiglio a votare CONTRO  la esternalizzazione della gestione della mensa centralizzata. Delibera approvata in Consiglio

Noi di Cittadini in Comune abbiamo parlato con alcuni genitori i quali hanno manifestato i loro timori riguardanti la esternalizzazione della mensa in quanto temono che essa sia l’inizio di un percorso destinato a peggiorare la qualità dell’alimentazione.

Perché il colpo di mano estivo per esternalizzare il servizio quando c’è stato un anno di tempo per valutare la problematica?

Non solo, considerato che:

Nell’ottica di tenere un servizio così delicato, perché l’Amministrazione comunale non ha attivato una preventiva consultazione per capire se da parte degli utenti, in nome della garanzia della qualità, c’era la possibilità di incrementare di qualche centesimo di Euro il contributo al pasto dei propri figli?

MA PARTIAMO DALL’INIZIO…dalla seduta in consiglio e dalla commissione.

Avevamo tentato anche di far sospendere l’adozione dell’Atto di Indirizzo proposto dall’Amministrazione perché ritenevamo e riteniamo che almeno la delicatissima natura degli interessi pubblici coinvolti - la refezione di fasce deboli di utenza - necessitasse di una valutazione che avrebbe dovuto coinvolgere soprattutto il mondo della scuola.
OdG di CiC respinto
Nonostante abbia avuto un intero anno scolastico a disposizione
per coinvolgere in una valutazione congiunta insegnati e genitori, l’Amministrazione Brandoni ha scelto di proporre in piena estate l’Atto di Indirizzo e andare entro il 31 agosto alla gara di appalto attuando un deliberato colpo di mano a pura finalità contabile che nessun suggerimento (richiesto dalla Giunta alle minoranze, a decisione ormai presa) può tentare di “migliorare”.

Innanzitutto LE MOTIVAZIONI ECONOMICHE non sono apparse convincenti alla luce dei risultati ipotizzati.
Considerando che oggi la mensa produce 1000-1100 pasti al giorno a fronte di una potenzialità di circa 2000, dall’operazione si stima:

Due sono i sacrifici immediati che saltano agli occhi:

La QUALITA’

Il principio a cui si è ispirata la maggioranza del Popolo della Libertà nell’appaltare la mensa è: “Il privato gestisce meglio. Al pubblico va dato il compito del controllo“.

CiC parte dal presupposto che il Comune e non altri è l’Ente deputato alla tutela degli interessi della collettività e, conseguentemente facciamo una considerazione che sembra non appartenere alla cultura del centro-destra falconarese: un conto è appaltare all’esterno, per esempio, le busta paga dei dipendenti comunali, mentre altra cosa è sottrarre alla gestione dell’Amministrazione Comunale un servizio delicato come la mensa che ha effetti diretti sulla salute e sulla formazione culturale dei bambini,  sull’educazione di futuri consumatori consapevoli.

Non si può ignorare che affidare la gestione di un servizio pubblico così delicato a privati comporta rischi non indifferenti, proprio perché è già accaduto che ad aggiudicarsi i bandi siano state ditte private che sulla carta garantiscono il massimo degli standard qualitativi e al tempo stesso l’offerta economica più vantaggiosa, ma che una volta vinto il bando non sono in grado di mantenere, in buona o cattiva fede, i livelli di qualità promessi!

Il rischio in cui l’Amministrazione Brandoni sta cacciando il servizio di refezione è altissimo … lo ha riconosciuto lo stesso Assessore Baldassarri a margine della Commissione consiliare del 24/9. Gli strumenti di controllo della qualità a cui si affida l’Amministrazione comunale per limitare i rischi, a CiC sono sembrati deboli, tanto che ne abbiamo proposto un potenziamento sostanzioso come espressamente previsto dal comma 461 dell’art. 2 della Finanziaria 2008. Disposizioni a cui si devono attenere gli Enti locali in sede di stipula dei Contratti di Servizio al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di garantire la qualità, l’universalità e l’economicità delle relative prestazioni! comma 461 Legge Finanziaria 2008
Ma la logica e l’esperienza di vita di ognuno di noi ci dicono che quanto scritto in un bando non è in grado di garantire quanto si chiede!

Per esempio, da quanto espostoci in Commissione consiliare:

Loris Calcina (Capogruppo CiC)

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La deriva

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Devi considerare, sciocco di un Socrate, che in ogni circostanza un uomo giusto ottiene meno di uno ingiusto. (…)
Lo capirai nel modo più facile se giungerai all’ingiustizia più perfetta, che rende felicissimo chi la commette, e infelicissimi quanti la subiscono e non vorrebbero comportarsi ingiustamente.

E’  la tirannide, che non si appropria dei beni altrui, sacri e profani, privati e pubblici, poco a poco, con l’inganno e la violenza, ma prende tutto in una volta. Se uno viene sorpreso a commettere ingiustizia in un singolo ambito, viene punito e riceve il massimo biasimo: non a caso coloro che si macchiano di queste colpe una alla volta sono chiamati sacrileghi, schiavisti, scassinatori, rapinatori, ladri.

Ma quando uno ha ridotto in schiavitù i propri concittadini, oltre a essersi appropriato delle loro ricchezze, invece di questi nomi infamanti guadagna la reputazione di uomo felice e beato, non solo da parte dei concittadini, ma anche di chiunque altro venga a sapere che ha commesso  l’ingiustizia più completa; infatti coloro che biasimano l’ingiustizia la biasimano per il timore non di farla, ma di subirla.

Così , Socrate, l’ingiustizia, quando si realizza in misura adeguata, è una cosa più forte,più libera, più potente della giustizia, e come ho detto dall’inizio il giusto è l’interesse del più forte, l’ingiusto giova e conviene a se stesso.

 (Platone, La Repubblica - libro primo)

La crisi della Blu assistenza è un fatto gravissimo, l’ultimo in ordine di tempo, che testimonia come la società falconarese stia andando in pezzi.

L’amministrazione Brandoni organizza feste con Miss Italia e mangiate di pesce mentre i lavoratori della mensa vengono licenziati e le strutture del volontariato, quelle che garantiscono la “sicurezza” (quella vera!) e i servizi sociali essenziali, sono costrette a chiudere.

Se il governo di una città, nelle istituzioni democratiche rappresetnative dei cittadini, ha la sua missione nel lavorare per il bene della comunità è ormai evidente che l’amministrazione Bandoni non si identifica in questo tipo di governo, ma in un altro assai diverso, che nutre se stesso a danno della comunità, che si appropria di ciò che non gli appartiene (il territorio, la salute, il lavoro,…) e ne dispone con l’unico fine di mantenere se stesso.

La lista civile dei Cittadini in Comune invita la gente di Falconara e di Castelferretti, le imprese e tutti coloro che hanno a cuore la nostra città, a contribuire per salvare la Blu assistenza e per sostenere tutte le associazioni e i gruppi di volontariato. Salviamo Falconara dalla vergognosa sudditanza verso chi intende la politica come mero esercizio di potere e non come servizio.

Insieme, ce la possiamo fare.

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Consiglio Comunale del 17 Luglio: “volemose bene”…a chi?

da Alan FordAnche nel Consiglio comunale del 17 luglio scorso, in occasione del dibattito sulla “Variazione al bilancio di previsione anno 2009 e modifica del piano degli investimenti” è andata in scena la pantomima della Giunta e della maggioranza del centro destra nostrano che si è appellata al “volemose bene“  e al “lavoriamo insieme” per il bene della città. Tanto che il Sindaco Brandoni, ribaltando le parti, ha chiesto alle opposizioni quale fosse il loro intento.

Noi di Cittadini in Comune abbiamo ribattuto che, piuttosto, è il Sindaco che ci dovrebbe dire se ha una qualche idea del dove sta portando questa città, di quale futuro le sta destinando dato che le strade tra CiC e Amministrazione, sul come risanare il Comune, non si sono mai incontrate.

La proposta della Lista Civile era ed è un programma non solo di risparmi e manutenzione del territorio e dell’edilizia ma, soprattutto, di lotta per quello che la città deve finanziariamente avere senza arretrare e vendere a chicchessia la qualità della vita, del territorio e dalla salute.

Quello che sta portando avanti il Sindaco Brandoni è una svendita totale, anche della salute dei cittadini! Il Sindaco Brandoni, il Popolo della Libertà e l’UDC sanno che la linea politica per il risanamento è, nello stesso tempo, il disegno della Falconara futura. E le scelte tecniche di bilancio rispondono, nella stragrande maggioranza, a quell’indirizzo politico.

E’ proprio su quale futuro si disegna che c’è la profonda differenza tra PdL e CiC.
L’Amministrazione ed il Popolo della Libertà fanno pura propaganda, proclamano di lavorare per il bene della città, ma, di fatto, in tutte le scelte operate fino ad oggi (eccezion fatta per Esinoentrate) hanno abdicato dal compito di difendere l’interesse pubblico ed i beni comuni. Hanno affidato il futuro di Falconara agli appetiti bulimici del mercato e di una imprenditoria tutt’altro che attenta alle precarie condizioni territoriali, ambientali e sanitarie della città.

Se, a margine dei grandi profitti che realizzeranno certi imprenditori, da un lato l’Amministrazione riuscirà a risanare il bilancio monetario, dall’altro cresce e crescerà a dismisura lo sbilancio sociale (costi territoriali + costi ambientali + costi sanitari) che, si badi bene, forse è meno visibile poiché scaricato anche sulle tasse di tutti (fiscalità generale), MA CONCRETO e PESANTE e che pagheranno i cittadini. La propaganda e la spregiudicata azione di Sindaco e PdL utilizza anche questo “dettaglio”!

Per rendersi conto di quei costi occulti/occultati basta consultare i calcoli del metodo Externe-e dell’Unione Europea sui differenti impatti economici - scaricati sulla collettività - degli impianti di produzione di energia elettrica per capire la stoltezza anche finanziaria dell’assenso dell’Amministrazione Brandoni al progetto delle centrali termoelettriche API.

Ma per toccare la quotidianità dei falconaresi è sufficiente ricordare la imminente esternalizzazione del servizio di refezione per le scuole ed i servizi socio educativi e l’appalto della gestione della struttura per disabili di via Roma … servizi delicatissimi affidati al mercato, al profitto, sacrificando alla monetizzazione la qualità e la delicatezza delle situazioni.

Possiamo proseguire con la Variante urbanistica di Montedomini/Castelferretti che ormai nulla ha a che fare con la protezione dell’abitato dall’esondazione dei fossi … Ecco l’esempio: i rischi per i cittadini e le attività artigianali non vengono eliminati ma c’è chi farà lo stesso profitto … magari passando per benemerito perché avrà contribuito con un obolo al risanamento del bilancio comunale. Sarà la prossima alluvione che farà capire i costi occulti/occultati e ridistribuirà - non democraticamente - i costi.

Sulla nefandezza del bypass abbiamo scritto e detto tanto: l’ultima, su cui ritorneremo, è che sta venendo a galla una bugia scritta da sempre ma negata da tutti, Sindaco e PdL compresi: lo scalo merci lato mare, a Villanova, non se ne andrà. Altro che apertura al mare! 

Dunque lo ripetiamo: la strada del risanamento scelta dal Sindaco Brandoni e dalla sua maggioranza di centro destra lascerà Falconara devastata urbanisticamente, sanitariamente e nei servizi. Forse una città dal bilancio migliore, ma in calo di vivibilità e servizi e, in prospettiva, di abitanti.

Pertanto il “lavoriamo insieme” rilanciato periodicamente dalla Giunta Brandoni può voler dire soltanto due cose:

Ma la direzione dell’inaccettabile risanamento “brandoniano” l’ha indicata l’On. Mario Baldassarri al Consiglio comunale del Luglio 2008 in occasione della sponsorizzazione del pseudo arretramento della linea ferroviaria adriatica, in realtà uno dei più grossi affari per la Società API che si vede togliere la ferrovia che ha inglobato tra i suoi impianti senza spendere un cent/euro!

Il ‘MarioBaldassarripensiero’ fu inequivocabile: prima risanate come potete e più che potete e poi parleremo delle accise petrolifere (quelle che Falconara e le città “ospitanti” raffinerie devono avere DI DIRITTO dal 2001 ma che tanto il centro destra che il centro sinistra non hanno mai dato!).

Il ‘MarioBaldassarripensiero‘ non è stata una battuta etilica, ma era ed è una ricetta studiata appositamente per una Falconara Marittima finanziariamente in ginocchio i cui governanti hanno potuto decidere - ed hanno deciso - l’accettazione dell’ulteriore e appetitoso sacco del territorio (bypass ferroviario - centrali termoelettriche - progetto quadrilatero - bonifica ex Montedison e centro commerciale/residenziale Poiole -  rigassificatore - esternalizzazione dei servizi).

Il ricatto scintillante di pecunia è stato immediatamente tradotto in opera dalla neocasta nostrana del centro destra.

Questa nostrana neocasta del centro destra, si badi bene, ha una missione partitica di prestigio che probabilmente proietterà qualcuno verso la casta superiore: difendere in tutti i modi la roccaforte di centro destra falconarese per poter sferrare un attacco mortale al centro sinistra regionale.

Loris Calcina (capogruppo e consigliere di CiC)

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare

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Noi, cittadini in Comune, non siamo abituati ai modi del politichese, a quel parlare per non dire niente (come la parodia di Verdone del “sempre tesa!” ), alla contrapposizione sterile e ostinata che porta a tacere di fronte alle azioni giuste fatte dalla parte avversaria pur di non dare “soddisfazione”.

A noi, che non siamo politicanti, non ci importa nulla di questa retorica. Ci piace dire “pane al pane e vino al vino”, dando “a Cesare quel che è di Cesare” come amavano dire i nostri vecchi.

Personalemnte quindi non posso che applaudire la scelta dell’attuale maggioranza di dedicare una via all’amico e rimpianto Sirio Sebastianelli. Un vero comunista, ma soprattutto un uomo per bene. Dico bravi ai rappresentanti del PdL falconarese perchè hanno dato prova di sapersi elevare dalla bassezza e dalla miseria alla quale la politica vista in TV (e non solo) ci ha abituato negli ultimi tempi.

Sirio era un Castelfrettese. Un cittadino amato e disponibile, ma soprattutto onesto e coerente, quindi degno  di rispetto e considerazione a prescindere dal fatto che si possa condividere o non condividere il suo pensiero. Aver dedicato una via a Sirio nella sua Castelferretti è manifestazione di questo rispetto. Bravi, davvero, e Grazie.

Ma, proprio per dare a Cesare quel che è di Cesare, resta un rammarico. Che questo rispetto sia solo un’operazione di facciata e come tale sempre lodevole, ma anche un tantino amara.

Ho la sensazione che questo riconoscimento sia anche un modo per qualcuno per salvarsi la coscienza rispetto a qualcosa. Qualcosa che, se Sirio fosse stato vivo, lo avrebbe fatto andare in bestia.  Mi chiedo infatti, a volte, che cosa avrebbe detto Sirio della Variante-scandalo di Montedomini! o del modo di gestire i fossi, e di tanto altro ancora…

Allora penso che non è tanto importante ricordare il nome delle persone e scriverlo su una fredda lapide, quanto serbarne dentro l’anima il ricordo e condividere, nella propria esistenza, i suoi stessi valori e sentimenti.

E già!  “a discòr n’è fadìga!” avrebbe commentato Sirio, e parlandomi sottovoce avrebbe aggiunto con gli occhietti furbi: “‘n te ne pià: le cerque ‘n fàn le melarance!

Carlo Brunelli

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API e LAVORATORI: CHIACCHIERE, MANUTENZIONI e PIANI INDUSTRIALI

petroilLo spauracchio del ridimensionamento delle maestranze che lavorano in API (diretti ed indiretti) è sospetto quando in ballo c’è il progetto di due nuove centrali termoelettriche (non ci fa paura dire che puzza di ricatto); allora per capire che cosa c’è di vero bisogna lasciar perdere la sparata mediatica e cercare le carte…”carta canta”!

E’ una cosa che ci aspettiamo facciano anche i lavoratori ed i Sindacati per capire veramente in che gioco pericoloso li sta trascinando Brachetti Peretti…E meglio dei Bilanci della diretta interessata API non ce n’è! Soprattutto quando si paventa un eccessivo costo delle manutenzioni che di per se è una bestemmia trattandosi di un impianto ad alto rischio di incidente rilevante ma che fa subito effetto sull’opinione pubblica perché fa subito pensare alle maestranze delle ditte in appalto.

“Carta canta” per la raffineria. Dal Bilancio API 2007 - l’ultimo disponibile sul suo sito - “Nel giro dell’ultimo decennio i consumi totali sono diminuiti di circa 12 milioni di tonnellate. La benzina ha confermato la tendenza riflessiva iniziata nel 2004 perdendo ulteriori 800 mila tonnellate, neanche recuperando l’incremento del gasolio. La somma dei due prodotti presenta un decremento del 0,3% rispetto ai valori del 2006. L’olio combustibile totale, dopo il rimbalzo del 2006 legato alla crisi delle forniture di gas russe, torna a perdere pesantemente terreno con un meno 31,1% (-2,7 milioni di tonnellate) e valori scesi per la prima volta sotto i 6 milioni di tonnellate. Decisa la flessione anche per il gasolio riscaldamento con un meno 20,6% e volumi di poco inferiori alle 2 milioni di tonnellate.”

Le prime domande:

Più avanti si legge “…La lavorazione è stata pari a 3.613.000 tonnellate di materie prime (3.473.000 di greggio, 56.500 di Straight Run e 85.500 di distillati medi), superiore per ca. 140.000 tonnellate alla lavorazione consuntivata nello stesso periodo dell’anno 2006. Lo scostamento positivo è da ricondurre essenzialmente al numero più alto di giorni di disponibilità degli impianti.”

pompa-benzinaEmpiricamente ci viene da pensare che se è pur vero che calano i consumi complessivi di carburante la maggiore raffinazione di greggio effettuata dagli impianti API è stata venduta a qualcun altro … vogliamo dire … ha avuto una commercializzazione, avrà determinato un profitto! E nel 2008 ci fidiamo di quello che ha dichiarato pochi giorni fa l’Ing. Cogliati, AD di API raffineria: “Le vendite industriali ammontano, nel 2008 a 1,8 milioni di tonnellate, un + 2% rispetto al 2007

Perché dubitarne? Forse qualcuno ha visto in giro le automobili elettriche, ad idrogeno o ad aria compressa?
Se le auto continueranno ad andare a petrolio l’API dovrà raffinare!

Però qui si impone la domanda sulla MANUTENZIONE: a parte che, visto lo stato della tubazione che ha sversato il 4 aprile 2007 e della annessa impiantistica c’è da IMPLEMENTARE MASSICCIAMENTE LA MANUTENZIONE, pubblichiamo due pagine molto tecniche del Coordinatore di manutenzione produzione di API raffineria di Ancona, Ing. Antonio Spadaccini, datate Agosto 2006 in cui sinteticamente si dice:
“(…) l’azionista chiede la massima capacità di lavorazione quando serve, concetto questo sintetizzato da noto detto popolare che “ogni lasciata è persa”. Ecco allora che si prefigura agli occhi del coordinatore di manutenzione (…) una produzione che accelera e rallenta la propria corsa in ragione del mercato e delle opportunità di business. L’asticella del salto che deve compiere la manutenzione è dunque innalzata perché non si tollerano più tutti quei piccoli “inconvenienti” o “disturbi” che limitano “quando richiesto” l’esercizio delle attrezzature alla massima capacità. In definitiva è mutato l’utilizzo degli impianti non più entità isolate ma inseriti in un quadro di lavorazione e di distribuzione più ampio, al quale poco importa dei problemi tecnici che può avere la manutenzione.

Chiaramente questa richiesta di “maggiore produzione quando serve” deve essere interpretata come qualcosa di “dovuto” e quindi senza sostenere costi aggiuntivi. Il coordinatore di manutenzione in questa ottica deve dettare i tempi ai rematori della galea della manutenzione, in modo da garantire in ogni momento ciò che l’esercizio chiede per soddisfare a sua volta i clienti finali. Teoricamente è tutto chiaro, ma nella pratica cosa cambia?
Cosa bisogna fare materialmente per “resettare” il sistema manutenzione?

In tre parole bisogna “curare il dettaglio” ossia mirare a valutare tutte quelle fenomenologie di guasto non di manifesta criticità e che quindi non sono iniziatori di blocco degli impianti o che riguardano la sicurezza e l’ambiente, ma che più o meno latenti o nascosti impediscono di “schiacciare l’acceleratore fino in fondo” quando le circostanze lo richiedono. Il più delle volte non stiamo parlando di guasti gravi ma di particolari che costituiscono una sorta di grado di “invalidità” delle apparecchiature. Vista l’impossibilità materiale di ridondare tutti i sistemi non di sicurezza, è lì che la manutenzione deve giocare un ruolo importante assicurando sempre e totalmente la disponibilità delle apparecchiature.” cit. - Ing. Antonio Spadaccini

Se comprendiamo il panegirico tecnico dell’Ingegnere API si parla di incrementare la manutenzione per avere impianti sempre pronti per performance al massimo a seconda delle richieste del mercato … ma senza costi aggiuntivi!

Sarà forse nella pretesa di abbassare i costi da parte di API che i lavoratori ed i Sindacati devono individuare la minaccia?

Si stanno trovando di fronte ad una richiesta di massimizzazione della flessibilità senza adeguata compensazione economica che spiazza ditte appaltatrici e lavoratori stessi?

Si trovano di fronte alla minaccia di una precarizzazione ulteriore del lavoro?

Ma attenzione…questo riguarda l’organizzazione del lavoro e non la mancanza di lavoro per le necessarie manutenzioni!

E qui entra in campo la “carta canta” che riguarda i piani industriali.
Api ha deciso di spostare i tre quarti degli investimenti sulle rinnovabili
…si è letto il 3 Novembre 2008….
“A guidare la volata è Ferdinando Brachetti Peretti, classe 1960, che l’anno scorso ha ricevuto il timone aziendale con la nomina ad amministratore delegato di Api Holding e a presidente di Api Nova Energia. «Per noi le fonti rinnovabili non rappresentano una moda o un optional: sono il futuro, un futuro che si sta avvicinando sempre più rapidamente», spiega il numero uno di Api. «Abbiamo iniziato questo percorso industriale nel 1998, quando abbiamo deciso di costruire il primo impianto eolico in Sicilia. Ora i tempi sono maturi per un salto del processo d’innovazione: i tre quarti dei nostri investimenti nei prossimi sei anni saranno puntati sulle fonti rinnovabili: spenderemo 3 miliardi di euro per ampliare il nostro portafoglio nel campo del sole, del vento e delle biomasse ».

eolicoAttraverso Api Nova Energia, nata nel 2006, il gruppo gestisce 30 megawatt di eolico in Campania e 60 megawatt di biomasse in Calabria. C’è inoltre una partnership con Iberdrola, un’azienda leader nel settore del vento, per realizzare impianti per altri 350 megawatt tra la Puglia e la Sicilia. Anche sul fronte solare le iniziative si moltiplicano. Nelle Marche è in costruzione il più grande impianto fotovoltaico su un’area privata, 10 megawatt a Tolentino, e con il progetto «100 pensiline» si darà copertura fotovoltaica alla rete delle stazioni di rifornimento della benzina di proprietà del gruppo fino a raggiungere un totale di 2 megawatt. L’obiettivo è arrivare a 1400 megawatt di rinnovabili entro il 2013 (1000 da vento, 200 da fotovoltaico, 200 da biomasse).”

Allora, i lavoratori ed i Sindacati credono ancora che per Falconara il futuro produttivo ed occupazionale deve essere ancora fossile - petrolio e metano - o si debba pretendere un cambio graduale, ma da subito?
Il loro arroccamento sulle posizioni padronali sta portando investimenti ed occupazione altrove! SVEGLIA!!!!!!!!

Ogni lasciata è persa, come direbbe l’Ing. Spadaccini!

Loris Calcina (capogruppo e consigliere di CiC)

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